Mentre cammina lungo le rive del Nomigawa, vede un cartello e si ferma. Ha un’intuizione improvvisa, acquista il lotto. Dopo, ci vorranno due anni e settanta riunioni per focalizzare la casa che aveva immaginato. Eccola
C’è un’immagine che Naoto Fukasawa porta con sé da quando era piccolo: una casa, quella che un bambino tratteggia quando gli si chiede di disegnare la felicità. Le due falde del tetto, le finestre a croce, un albero di arance accanto.
Una figura archetipica rimasta latente per decenni, qualcosa che non aveva mai incontrato fino a un suo viaggio in Toscana. «È stato quasi un déjà-vu. Quel paesaggio e quella felicità si sono sovrapposti». L’immagine infantile ha preceduto e anticipato l’esperienza.
Poi c’è una seconda immagine: una mattina di sole Fukasawa cammina senza meta lungo le rive del Nomigawa, nel distretto di Setagaya, a Tokyo. Vede un cartello di vendita su un lotto vuoto e si ferma: «Era qualcosa che avevo vagamente immaginato. Kant lo chiamerebbe ‘finalità senza fine’.
Una coincidenza che sembrava quasi inevitabile». Il progettista, che ha costruito una carriera sul concetto di ‘Without Thought’ (design che nasce dall’osservazione del comportamento inconscio), sa che anche la scelta di una casa può nascere da un’intuizione istintiva, senza seguire un programma.
Il corridoio con l’infilata di finestre; in primo piano, poltroncina Tako per Maruni e, sul fondo, coppia di poltrone Harbor. Fukasawa seduto su una poltrona Harbor, disegnata una decina di anni fa per B&B Italia.
Nato nel 1956 ai piedi del Monte Fuji, Naoto Fukasawa ha lasciato presto il Giappone per gli Stati Uniti e poi per l’Europa, prima di rientrare in patria.
Durante la sua carriera ha collaborato con i migliori brand internazionali: forse non tutti conoscono il suo nome, ma molti possiedono qualcosa di suo, spesso senza saperlo.
Quando ho letto la mail di incarico per questo articolo, per esempio, ero seduto in poltrona da un amico, sotto il lettore CD da parete che Fukasawa ha disegnato per Muji, quello con il cordoncino: oggi si trova nelle collezioni del MoMA e del Victoria and Albert Museum.
Lo stesso vale per il campus Apple di Cupertino, popolato da migliaia di sedie Hiroshima. È quella forza silenziosa che Fukasawa ha teorizzato, insieme a Jasper Morrison, nel volume Super Normal: la qualità intangibile delle cose che non sollecitano ferocemente l’amigdala, ma che mancherebbero se non ci fossero.
In camera, letto Siena e tavolino Awa, entrambi disegnati per B&B Italia. La sala da pranzo al primo piano, con la scala a chiocciola in acciaio nero; sgabelli in alluminio Déjà-vu per Magis e sospensioni Modify per Panasonic.
Portare questo sistema filosofico nel progetto domestico richiedeva un salto di scala, che per il designer è stato del tutto naturale. «I mobili, l’architettura e persino le posate sono tutte estensioni dello stesso pensiero», dice. «Mi piace definire lo spazio come ciò che include oggetti e persone».
Il progetto, affidato all’impresa Takenaka, ha richiesto oltre settanta riunioni e due interi anni per decidere meticolosamente ogni dettaglio. «Quando mi sono fermato su quel lotto, l’immagine della casa era già dentro di me. Le riunioni servivano a non tradirla».
La decisione più netta è stata quella di usare solo materiali onesti, essenziali, che invecchiano invece di deteriorarsi. Ne è nato un edificio con il tetto a una sola falda e pochi colori: bianco, nero, legno.
L’unico gesto che si permette di esagerare è la scala a nastro in acciaio scuro, che si avvita nel living come una trasgressione al rigore. Lo spazio è anche l’atelier del designer.
Lo popolano i pezzi che ha progettato nel corso della sua carriera, come il letto Siena con la sua testiera inclinata per leggere senza scivolare verso il sonno. Ogni mattina inizia lì, con un caffè e latte preso a letto.
Al tramonto arrivano gli amici, qualcuno già con una bottiglia per un aperitivo divenuto rito abituale. Il designer Naoto Fukasawa appoggiato alla scala a chiocciola della sua casa nel distretto di Setagaya a Tokyo.
In primo piano, poltrona Harbor Laidback disegnata per B&B Italia; sul fondo, piantana Imbuto di Luigi Caccia Dominioni, Azucena.
Fukasawa ama evocare l’idea di affordance, ovvero gli usi e i comportamenti non previsti: «Una parete è costruita per dividere, eppure ci si appoggia, ci si mettono le mani, ci si appende una giacca. In quel momento acquisisce un valore non progettato». Un paradosso, vero?
L’uomo dei settanta incontri, della ricerca minuziosa di controllo, ha trovato la sua casa per caso, abdicando al controllo totale in favore di una irriducibile gamma di possibilità. «Credo che la perfezione funzionale sia impossibile». Lo dice senza rammarico.
La casa-atelier è comoda, ci si rilassa, ma c’è un problema: nella commistione tra lavoro e privato si rischia che il secondo venga fagocitato dal primo. Allora niente filosofie, si fa un’altra casa: «Ne sto costruendo una nelle vicinanze, solo per viverci.
L’architettura, attraverso questo atelier, è diventata oggetto del mio interesse progettuale». Uno scorcio dell’archivio dei modelli di schiuma.
Fonte: living.corriere.it
