Nel 1882 il Consiglio Comunale approva il secondo Piano Regolatore e di Ampliamento della città di Roma che ha una validità di 25 anni e diventa operativo con il Decreto Legge dell’8 marzo 1883. Nella relazione della Commissione esaminatrice, presentata in aula, si sottolinea che “il progetto provvede ai reali bisogni della città in seguito all’aumento della popolazione e alle crescenti esigenze conseguenti alla proclamazione di Capitale del Regno”. La pianta topografica di Roma rappresenta oggi una vera opera d’arte conservata presso l’Archivio Storico Capitolino che raccoglie la documentazione prodotta dal Comune dal XII secolo a oggi e ha sede presso l’ex Oratorio dei Filippini, capolavoro barocco di Borromini in piazza dell’Orologio.
Un affascinante mondo di carta, un patrimonio della memoria che custodisce questo prezioso documento, realizzato dall’Ufficio d’Arte Comunale e redatto dall’ingegnere Capo Alessandro Viviani, direttore dell’Ufficio V “Lavori Pubblici ed Edilità” e autore anche del primo Piano Regolatore di Roma, nel 1873 (mai diventato legge), che ratificava l’espansione in atto e poneva le basi per i successivi interventi.
Nella pianta acquerellata, che riguarda un territorio di circa 1.500 ettari, è possibile notare i nuovi quartieri in costruzione (in rosso scuro) e da realizzare (in rosa) o le demolizioni per apertura o ampliamento strade (in giallo).
Nella legenda vengono indicati anche i quartieri industriali, nuovi mercati e mattatoio, nuova stazione ferroviaria e magazzini, aree per gli edifici governativi e per il Palazzo delle Esposizioni e viali pubblici.
I criteri adottati nel 1882 sono sostanzialmente gli stessi definiti dal piano regolatore del 1873, con alcune aggiunte o ampliamenti.
Le modifiche più rilevanti riguardano la necessità di accelerare la realizzazione delle opere pubbliche, essendo stati messi a disposizione dei fondi con la legge 209/1881 «Concorso dello Stato nelle opere edilizie della città di Roma» che prevedeva l’erogazione di 50 milioni di lire al Comune, in 20 anni, per strutture di interesse governativo e municipale. In pratica, la prima legge speciale per Roma Capitale.
L’onere degli interventi ricade sul Comune che deve redigere i piani esecutivi, da sottoporre all’approvazione governativa per una serie di opere pubbliche considerate assolutamente necessarie, da realizzarsi con il concorso finanziario dello Stato: il Palazzo di Giustizia in Prati, il Palazzo dell’Accademia delle Scienze, Piazza d’Armi, le caserme in viale delle Milizie e a Castro Pretorio “per l’alloggiamento di due reggimenti di fanteria e di un reggimento di artiglieria”, l’ospedale Militare del Celio, il Ministero della Guerra in via XX Settembre, il Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale e il Policlinico (inizialmente previsto dal Comune a Porta Maggiore, ma mai realizzato in quella sede). Di primaria importanza anche la progettazione di “nuovi ponti sul Tevere, la prosecuzione di via Nazionale fino a Ponte Sant’Angelo “con larghezza di 20 metri” e una serie di opere “per la riforma della fognatura della città e per il risanamento del sottosuolo”.
Il Piano Regolatore del 1883 propone consistenti abbattimenti nel centro storico, tra cui: via Cavour, corso Vittorio Emanuele, via del Tritone, via Tomacelli, via Arenula e via Zanardelli, principalmente per aprire nuove piazze e ampliare o realizzare strade.
Tra le tante opere urbanistiche pianificate: l’allargamento di piazza Venezia e piazza Colonna, l’ampliamento di Testaccio, l’edificazione del Gianicolo, di una parte di Trastevere (nei pressi di piazza San Cosimato) e del Colle Aventino “un vasto altopiano di 18 ettari d’estensione, dei quali solo 4 occupati”. E ancora: l’allargamento “parziale” di via del Corso, il completo rinnovamento urbano del Ghetto “che giace nella più depressa e umida zona della città”, con demolizioni, rialzamento del suolo e nuove abitazioni, il risanamento igienico-sanitario delle aree insalubri e la destinazione a verde pubblico di oltre 200 ettari.
Il verde assume una funzione estetica, abbellisce i quartieri in espansione e diventa più accessibile per i cittadini. Vengono realizzati grandi viali alberati e inizia a farsi spazio il concetto di verde pubblico, come luogo dove passeggiare, ritrovarsi e socializzare. La popolazione è in forte crescita, in 20 anni si passa dai circa 300mila abitanti del 1881 ai 416mila nel 1901. Un dato vicino a quello stimato dal Comune, nel 1881, che prevede “un aumento medio di 5 mila abitanti per anno, quindi di 125mila nei prossimi 25, i quali aggiunti ai 300mila, e più, accertati nell’ultimo censimento, danno una cifra di popolazione prevedibile di 425mila abitanti”.
Nuove zone di espansione della città, ormai satura dentro le mura, sono previste con il consistente ampliamento di Prati e della “parte meridionale dell’Esquilino, su una superficie di 66 ettari capace di 33mila abitanti”.
Viene individuato un nuovo quartiere a maglia ortogonale e a ridosso del Tevere: il Flaminio, “di estensione di circa 18 ettari e che potrebbe contenere 9mila abitanti”. Nella relazione della Commissione esaminatrice si legge che “la popolazione vi affluisce volentieri anche a diporto e vari stabilimenti d’arte e d’industria hanno ivi dato origine ad un certo traffico”.
Consistente l’entità delle espropriazioni, “con una congrua indennità” perché “l’approvazione del Piano Regolatore equivale ad una dichiarazione di pubblica utilità”. Vengono, inoltre, pianificati il traforo Umberto I, per collegare piazza di Spagna a via Nazionale, una stazione ferroviaria a Trastevere, i Magazzini generali sulla via Ostiense e il Mattatoio a Testaccio, mentre l’area tra la stazione Termini e via Nazionale diventa il nuovo ingresso monumentale, con la realizzazione della fontana delle Naiadi e dell’emiciclo porticato di piazza Esedra, sullo sfondo delle terme di Diocleziano.
© Sovrintendenza Capitolina – Archivio Fotografico – Museo di Roma – Fontana delle Naiadi
Palazzi imponenti, viali ampi e spaziosi, musei, istituti universitari e di cultura, tutto mira a trasformare una città prevalentemente agricola come Roma, in una grande e moderna metropoli europea “rispettando e ponendo in evidenza maggiore tutto ciò che si incontra di monumentale e di artistico e con gli abbellimenti e le agiatezze indispensabili al decoro della Capitale del Regno”.
