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		<title>Preliminare di vendita, la mancata restituzione della caparra costituisce reato?</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 10:28:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La mancata restituzione del doppio della caparra del promittente venditore non è reato, per la Cassazione resta solo un inadempimento civile, non un illecito penale In sede di sottoscrizione di un contratto preliminare di compravendita solitamente l’acquirente versa al venditore una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria. È lecito chiedersi, nell’interesse di entrambe [&#8230;]</p>
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<h4>La mancata restituzione del doppio della caparra del promittente venditore non è reato, per la Cassazione resta solo un inadempimento civile, non un illecito penale </h4>
<p>In sede di sottoscrizione di un contratto preliminare di compravendita solitamente l’acquirente versa al venditore una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria.</p>
<p>È lecito chiedersi, nell’interesse di entrambe parti, quali siano le conseguenze nel caso in cui uno dei due contraenti decida di non rispettare gli obblighi sorti nel contratto preliminare.</p>
<p>Supponiamo che dopo aver firmato il compromesso il venditore si tiri indietro e per questo debba restituire al futuro acquirente il doppio della caparra ricevuta, sarà normale domandarsi se tale comportamento possa integrare una fattispecie di reato e quali siano le tutele a disposizione.</p>
<p>Come meglio vedremo, secondo la sentenza della Corte di Cassazione penale n. 19095 del 23/06/2020 la mancata restituzione della caparra confirmatoria da parte del venditore non rappresenta una fattispecie di reato ma legittimerà il promittente acquirente a tutelarsi dal punto di vista civile.</p>
<p>La funzione del contratto preliminare Il contratto preliminare è quel contratto con il quale le parti si impegnano a stipulare in un momento successivo il contratto di compravendita definitivo del quale definiscono gli elementi fondamentali.</p>
<p>Il contratto preliminare produce soltanto effetti obbligatori in quanto il passaggio di proprietà si attua unicamente con la firma del rogito notarile che avviene entro il termine stabilito nel compromesso.</p>
<p>Le ragioni per le quali si decide di ricorrere ad un contratto preliminare prima di arrivare al contratto dinnanzi al notaio sono le più disparate.</p>
<p>Può essere che il soggetto interessato ad acquistare debba ricorrere ad un prestito per procurarsi il denaro necessario al pagamento del prezzo o debba a sua volta trovare un acquirente per vendere la sua attuale abitazione.</p>
<p>Spesso il contratto preliminare prevede che il futuro acquirente debba versare, in fase di conclusione, una somma di denaro a titolo di caparra, avente una funzione ben determinata.</p>
<p>Che cos’è la caparra confirmatoria La caparra confirmatoria, regolata dall’articolo 1385 codice civile ha una duplice funzione: anticipo sul prezzo, qualora la compravendita definitiva venga regolarmente sottoscritta e si abbia il trasferimento della proprietà; consente di conoscere, in via preventiva, quale sarà l’ammontare del danno eventualmente da risarcire.</p>
<p>In caso di inadempimento da parte dell’acquirente che ha consegnato la caparra, il venditore potrà trattenerla. In caso di inadempimento del futuro venditore, l’acquirente potrà esigere il doppio della caparra che aveva versato.</p>
<p>Inadempimento del contratto preliminare Come accade per qualsiasi tipo di contratto può succedere che il preliminare venga violato da una delle parti contraenti.</p>
<p>Di fronte all’inadempimento senza giustificato motivo del promittente venditore che ha ricevuto la caparra, l’acquirente che ha adempiuto, potrà recedere dal contratto ed esigere il doppio della somma versata a titolo di caparra.</p>
<p>Siamo di fronte ad un meccanismo di liquidazione del danno veloce e forfettario che non richiede alcuna prova se non l’inadempimento del venditore.</p>
<p>Si ha infatti la restituzione della somma che è stata consegnata più un’ulteriore somma di pari importo a titolo di risarcimento del danno, determinato dunque forfettariamente. Qualora il venditore si rifiuti di effettuare la restituzione è lecito chiedersi se tale comportamento abbia un risvolto di carattere penale.</p>
<p>Sul punto si è pronunciata la Corte di Cassazione penale con il provvedimento n. 19095 del 23/06/2020 in conformità ad un orientamento giurisprudenziale che si ritiene ormai consolidato (Cassazione Penale del 29 marzo 2017, n. 15815).</p>
<p>Non integra il reato di appropriazione indebita (di cui all’articolo 646 del codice penale) la condotta del futuro venditore che, a fronte dello scioglimento del contratto preliminare non restituisca al futuro acquirente la somma ricevuta a titolo di caparra, o meglio, il doppio della stessa.</p>
<p>Cosa afferma la Cassazione Penale Ritiene la Suprema Corte Penale che, nel caso in cui il contratto che ha dato luogo alla consegna della caparra venga meno, matura solo un obbligo di restituzione che, qualora non adempiuto, integra un inadempimento di natura civilistica e non di carattere penale.</p>
<p>Secondo i Giudici l’essenza stessa del reato di appropriazione indebita consiste nella lesione del diritto di proprietà su cosa o denaro altrui. Nella fattispecie invece, il denaro ricevuto dal venditore a seguito della dazione, entra a far parte definitivamente del suo patrimonio senza alcun vincolo di impiego.</p>
<p>Egli ne diventa a tutti gli effetti legittimo proprietario con piena facoltà di utilizzo e la disputa dovrà essere gestita nell&#8217;ambito del diritto civile.</p>
<p>Alla stessa conclusione, per analogia, giungono i Giudici in riferimento alla somma di denaro consegnata a titolo di acconto, ovvero di anticipazione sul prezzo che deve essere restituito qualora non si stipuli il contatto definitivo di vendita.</p>
<p>Si potrebbe configurare, come estrema ipotesi alquanto rara, un reato di truffa, nel caso si dimostrasse che il denaro è stato incassato fin dall&#8217;inizio nella consapevolezza di non voler chiudere l&#8217;affare.</p>
<p>Che fare se il venditore non restituisce la caparra confirmatoria Ipotizziamo che il venditore, in caso di rifiuto a stipulare il contratto definitivo, non voglia restituire il doppio della caparra.</p>
<p>Esclusa la rilevanza penale del comportamento dell’alienante cosa può fare l’acquirente per recuperare la somma spettante?</p>
<p>Unico rimedio per l’acquirente, volto al recupero del doppio della caparra o l’acconto, è quello di intentare un’azione civile volta allo scopo di ottenere la condanna per inadempimento contrattuale nei confronti del venditore al versamento di tale importo.</p>
<p>A tal fine è necessario procedere in base ai seguenti passaggi. Prima di tutto conservando tutta la documentazione relativa al contratto preliminare sottoscritto, le ricevute della caparra versata, l&#8217;eventuale corrispondenza tramite wapp, o lettere o email.</p>
<p>In un secondo momento è necessario inviare, mediante lettera raccomandata A/R o Pec, un sollecito di pagamento. Nella lettera di costituzione in mora del venditore è opportuno anche fare richiesta degli interessi moratori che si producono a seguito della mancata consegna della somma di denaro dovuta.</p>
<p>Nel caso la messa in mora non sortisca alcun effetto e il sollecito bonario non porti quindi ad alcun risultato concreto si dovrà avviare il procedimento di mediazione obbligatoria e, in un secondo momento, agire in giudizio facendo ricorso per decreto ingiuntivo.</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://quifinanza.it/mercato-immobiliare/mancata-restituzione-caparra-non-e-reato/1006532/" target="_blank">quifinanza.it</a></span></p>
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		<title>Superbonus, Corte dei conti UE: i risparmi energetici sono stati modesti</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/07/21/superbonus-corte-dei-conti-ue-i-risparmi-energetici-sono-stati-modesti/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 10:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le ingenti risorse per le riqualificazioni residenziali hanno finanziato interventi diffusi ma poco orientati alle ristrutturazioni profonde 08/07/2026 &#8211; I fondi europei per la ripresa post Covid destinati alla ristrutturazione energetica delle abitazioni hanno prodotto miglioramenti modesti e non sempre proporzionati alla spesa sostenuta. È la conclusione della Corte dei conti europea nella relazione speciale [&#8230;]</p>
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<h4>Le ingenti risorse per le riqualificazioni residenziali hanno finanziato interventi diffusi ma poco orientati alle ristrutturazioni profonde</h4>
<p>08/07/2026 &#8211; I fondi europei per la ripresa post Covid destinati alla ristrutturazione energetica delle abitazioni hanno prodotto miglioramenti modesti e non sempre proporzionati alla spesa sostenuta.</p>
<p>È la conclusione della Corte dei conti europea nella relazione speciale 20/2026 sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, il Recovery and Resilience Facility (RRF), presentata ieri 7 luglio.</p>
<p>Secondo la Corte, gli Stati membri hanno speso 43 miliardi di euro per migliorare l’efficienza energetica degli edifici residenziali, ma i programmi messi in campo non hanno privilegiato gli interventi capaci di generare i maggiori risparmi energetici, come le ristrutturazioni profonde.</p>
<p>Il caso italiano del Superbonus è indicato come uno degli esempi più significativi. Il regime dovrebbe assorbire quasi un terzo dei finanziamenti RRF destinati alle ristrutturazioni, circa 14 miliardi di euro, ma i costi per unità di energia risparmiata sono risultati quattro volte superiori alle previsioni iniziali.</p>
<p>Inoltre, la copertura fino al 110% dei costi ha potuto determinare un sostegno pubblico superiore alla spesa effettiva. Per la Corte, si tratta di un uso inefficiente dei fondi UE.</p>
<p>Perché l’efficienza energetica degli edifici è decisiva per gli obiettivi UE Gli edifici residenziali rappresentano una quota rilevante dei consumi energetici europei. Nel 2023 hanno inciso per il 26% sul consumo energetico dell’UE.</p>
<p>La riduzione dei consumi negli edifici è quindi una condizione essenziale per raggiungere gli obiettivi europei di energia e clima.</p>
<p>La Direttiva Case Green sulla prestazione energetica nell’edilizia prevede, tra l’altro, la riduzione del consumo medio di energia primaria del parco residenziale nazionale del 16% entro il 2030, rispetto al 2020.</p>
<p>Per arrivare a questo risultato, secondo la Corte dei conti europea, non basta aumentare il numero di abitazioni ristrutturate, occorre indirizzare i finanziamenti verso interventi capaci di migliorare in modo sostanziale la prestazione energetica degli edifici, soprattutto quelli più inefficienti.</p>
<p>Fondi UE, pochi incentivi alle ristrutturazioni profonde La Corte evidenzia una debolezza di impostazione: il regolamento RRF non fa riferimento esplicito alle ristrutturazioni profonde.</p>
<p>Di conseguenza, le misure inserite nei Piani nazionali di ripresa e resilienza non sono state progettate per privilegiare gli interventi più efficaci sul piano energetico.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi, gli Stati membri hanno scelto misure attuabili entro tempi brevi, coerenti con la scadenza del RRF, fissata al 31 agosto 2026. Questo ha favorito gli interventi più semplici e rapidi da realizzare.</p>
<p>Secondo l’analisi della Corte, l’83% dei costi stimati delle misure RRF per l’efficienza energetica negli edifici residenziali riguarda ristrutturazioni di media intensità. Per il restante 17% non era previsto un requisito minimo di risparmio energetico.</p>
<p>Solo la Romania, tra i 27 Stati membri, ha associato una misura a un obiettivo esplicitamente riferito alle ristrutturazioni profonde. Interventi leggeri e medi: il rischio lock-in per gli edifici Per la Corte, finanziare interventi non coordinati o di portata limitata può generare un effetto lock-in.</p>
<p>Il rischio è che una ristrutturazione intermedia blocchi per anni la prestazione energetica dell’edificio su livelli non ottimali, rendendo più difficili o più costosi futuri interventi di riqualificazione profonda.</p>
<p>Il problema può riguardare, ad esempio, lavori di isolamento non coordinati, materiali non compatibili con soluzioni future, impianti sovradimensionati rispetto a successivi interventi sull’involucro o ristrutturazioni complete che raggiungono solo una classe energetica intermedia.</p>
<p>La selezione dei progetti non ha premiato gli interventi più efficaci La Corte ha analizzato in dettaglio le misure di quattro Stati membri: Belgio, Italia, Cipro e Lituania.</p>
<p>In questi Paesi, i progetti di ristrutturazione sono stati selezionati sulla base di criteri di ammissibilità, ma senza una valutazione comparativa della qualità energetica degli interventi proposti. In pratica, tutti i progetti ammissibili sono stati finanziati fino a esaurimento delle risorse disponibili.</p>
<p>Questo approccio, secondo la Corte, ha ridotto la capacità dei fondi RRF di concentrarsi sugli edifici più inefficienti, sugli interventi con maggiori risparmi attesi e sulle famiglie con maggiore necessità di sostegno economico.</p>
<p>Monitoraggio debole: contano le case ristrutturate, non i consumi ridotti Un’altra criticità riguarda il monitoraggio.</p>
<p>Le misure RRF per l’efficienza energetica degli edifici residenziali sono state valutate soprattutto attraverso indicatori di output, come il numero di abitazioni ristrutturate o la superficie oggetto di intervento. Molto più rari sono gli obiettivi collegati alla riduzione dei consumi energetici.</p>
<p>Su 111 misure di ristrutturazione esaminate in tutta l’UE, la Corte ha individuato solo tre casi in cui erano previsti target orientati ai risultati energetici. Uno di questi riguarda il principale schema italiano per la ristrutturazione degli edifici privati.</p>
<p>Per la Corte, questo limita la possibilità di valutare se le misure abbiano effettivamente migliorato l’efficienza energetica degli edifici e se i fondi siano stati utilizzati in modo efficiente.</p>
<p>APE, dati non sempre affidabili per misurare i risparmi energetici La Corte dedica un passaggio specifico agli attestati di prestazione energetica, EPC nella relazione europea, corrispondenti agli APE nel contesto italiano.</p>
<p>La Commissione europea incoraggia gli Stati membri a utilizzare gli attestati di prestazione energetica come strumento principale per calcolare i risparmi ottenuti con i programmi finanziati dall’UE. Il metodo più diffuso confronta il consumo stimato prima e dopo la ristrutturazione.</p>
<p>Secondo la Corte, però, questi dati non sono sufficientemente affidabili, comparabili e dettagliati per un monitoraggio effettivo dei risultati.</p>
<p>Il limite principale è il performance gap: gli APE stimano i consumi sulla base di condizioni standard, mentre i consumi reali dipendono dal comportamento degli utenti, dalle modalità di riscaldamento e raffrescamento e dall’effettivo uso dell’abitazione.</p>
<p>Inoltre, gli attestati non raccolgono sempre le stesse informazioni nei diversi Stati membri. Elementi come acqua calda sanitaria, ventilazione e raffrescamento non sono inclusi ovunque nello stesso modo, rendendo difficile il confronto tra Paesi.</p>
<p>Errori negli attestati e risparmi sovrastimati o sottostimati La Corte segnala anche problemi di qualità dei dati contenuti negli attestati. I controlli delle autorità nazionali o regionali hanno individuato anomalie significative.</p>
<p>Per l’Italia, la relazione richiama l’ultimo rapporto ENEA sulla certificazione energetica degli edifici, secondo cui quasi la metà degli APE controllati presentava valori errati o anomali.</p>
<p>In Lituania, nel 2024, sono stati respinti 1.518 certificati su 16.592, pari al 9%, soprattutto per errori nel calcolo delle superfici e nella valutazione delle caratteristiche degli edifici.</p>
<p>La Corte ha inoltre analizzato direttamente alcuni attestati relativi a progetti selezionati, rilevando ulteriori criticità: edifici trattati come residenze permanenti anche quando non lo erano, nuove superfici computate come se fossero spazi preesistenti e problemi di classificazione o calcolo delle superfici.</p>
<p>Risparmi energetici aggregati, difficile valutare i risultati delle ristrutturazioni Secondo la Corte, anche il modo in cui la Commissione comunica i risparmi energetici limita la trasparenza. I dati del RRF Scoreboard sono aggregati e riguardano tutte le misure RRF, comprese quelle su edifici pubblici e imprese.</p>
<p>Non consentono quindi di isolare il contributo specifico delle ristrutturazioni degli edifici residenziali. Alla fine del 2025, i risparmi energetici annui cumulati dichiarati dagli Stati membri ammontavano a 71.278.397 MWh.</p>
<p>Tuttavia, la Corte sottolinea che questi valori derivano in larga parte da calcoli teorici e non riflettono necessariamente i risparmi reali.</p>
<p>Nei quattro Paesi oggetto dell’audit, il contributo delle misure RRF ai risparmi energetici risultava contenuto: 3,125% a Cipro, 0,273% in Belgio, 0,275% in Italia e 0,139% in Lituania.</p>
<p>Nel caso di Cipro, l’88% dei risparmi dichiarati derivava dall’installazione di pannelli fotovoltaici che, pur riducendo l’impatto climatico, non riducono il consumo energetico effettivo dell’edificio. Superbonus, per la Corte UE non è stato efficiente La parte più critica per l’Italia riguarda il Superbonus.</p>
<p>La Corte ricorda che il regime italiano, finanziato sia con risorse nazionali sia con fondi RRF, ha sostenuto fino al 110% dei costi sostenuti dai beneficiari.</p>
<p>Secondo i giudici contabili europei, questo livello di sostegno non è coerente con i principi di sana gestione finanziaria e ha inciso negativamente sul rapporto costi-efficacia della misura.</p>
<p>Il Superbonus ha avuto una domanda molto elevata, con oltre mezzo milione di ristrutturazioni realizzate, ma anche costi molto rilevanti. La Corte indica un costo stimato di 123 miliardi di euro a novembre 2025. A fine marzo 2026 le detrazioni maturate con il Superbonus hanno raggiunto i 132 miliardi di euro.</p>
<p>Il contributo RRF previsto, pari a 13,95 miliardi di euro, coprirà solo la metà dell’obiettivo fissato per la misura, cioè circa 18 milioni di metri quadrati invece dei 36 milioni inizialmente previsti, e circa il 10,5% dei crediti fiscali nazionali approvati per le ristrutturazioni.</p>
<p>Costi per kWh risparmiato: il caso italiano Secondo l’analisi della Corte, il Superbonus italiano è la misura più costosa e meno efficiente tra quelle esaminate per l’efficienza energetica degli edifici residenziali. Il costo per risparmiare 1 kWh è stimato in quasi 10 euro.</p>
<p>Il modello cost-optimal predisposto dall’Italia nel 2020 indicava invece che, con un investimento di 9 miliardi di euro, sarebbe stato possibile ristrutturare 24,7 milioni di metri quadrati e risparmiare 330 Ktoe di energia, con un costo pari a 2,58 euro per kWh risparmiato.</p>
<p>Il costo attuale per kWh della misura RRF risulta quindi quasi quattro volte superiore alle previsioni iniziali.</p>
<p>La Corte richiama inoltre le valutazioni della Corte dei conti italiana e della Banca d’Italia, secondo cui oltre un quarto dei progetti Superbonus approvati a livello nazionale avrebbe potuto essere realizzato anche senza finanziamento pubblico, con un effetto cosiddetto deadweight, cioè di sostegno a interventi che si sarebbero comunque realizzati.</p>
<p>Cosa raccomanda la Corte dei conti europea La Corte formula tre raccomandazioni alla Commissione europea: 1. la prima riguarda il miglioramento della selezione delle misure di ristrutturazione nella prossima programmazione finanziaria pluriennale.</p>
<p>La Commissione dovrà verificare che gli Stati membri includano ristrutturazioni profonde e fissino obiettivi chiari di risparmio energetico per ciascuna misura; 2. la seconda raccomandazione riguarda la trasparenza dei dati.</p>
<p>La Commissione dovrà spiegare meglio la metodologia utilizzata per l’indicatore comune sui risparmi energetici e valutare risultati e costi delle misure per trarre indicazioni utili ai futuri programmi; 3. la terza raccomandazione punta al miglioramento del monitoraggio.</p>
<p>Per il prossimo quadro finanziario pluriennale, la Commissione dovrà definire una metodologia più affidabile per rendicontare l’energia risparmiata, tenendo conto della differenza tra risparmi stimati e risparmi reali.</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.edilportale.com/news/2026/07/risparmio-energetico/ristrutturazioni-pnrr-corte-ue-critica-superbonus_111119_27.html" target="_blank">edilportale.com</a></span></p>
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		<title>Agevolazione prima casa in successione: bonus esteso all’immobile diviso tra due Comuni</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 10:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sono però necessari l’unione di fatto ai fini fiscali e il rispetto degli specifici adempimenti catastali e successori. Un’abitazione può essere considerata fiscalmente unitaria anche quando, per la sua particolare collocazione, risulta censita su due particelle appartenenti a Comuni catastali differenti. In questo caso, l’impossibilità tecnica di effettuare una vera e propria fusione catastale non [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h4>Sono però necessari l’unione di fatto ai fini fiscali e il rispetto degli specifici adempimenti catastali e successori.</h4>
<p>Un’abitazione può essere considerata fiscalmente unitaria anche quando, per la sua particolare collocazione, risulta censita su due particelle appartenenti a Comuni catastali differenti.</p>
<p>In questo caso, l’impossibilità tecnica di effettuare una vera e propria fusione catastale non impedisce di applicare all’intero immobile ereditato le <strong>agevolazioni prima casa previste per le imposte ipotecaria e catastale</strong>.</p>
<p>È quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la <strong>risposta a interpello n. 145/2026</strong>, relativa a un fabbricato costituito da un’unica abitazione e da due garage, ma formalmente suddiviso in particelle ricadenti in due diversi Comuni catastali.</p>
<p>Per beneficiare dell’agevolazione è necessario che le porzioni immobiliari siano prive di autonomia funzionale e reddituale e risultino <strong>unite di fatto ai fini fiscali</strong> negli archivi catastali.</p>
<h4><strong>Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate</strong></h4>
<p>La vicenda riguarda un immobile pervenuto per successione alla moglie e ai tre figli del proprietario deceduto.</p>
<p>Il fabbricato è composto da:</p>
<ul>
<li>un’unica unità abitativa;</li>
<li>due garage pertinenziali;</li>
<li>due particelle edilizie situate in distinti Comuni catastali.</li>
</ul>
<p>Due degli eredi hanno la residenza e la dimora abituale nell’abitazione.</p>
<p>Durante la predisposizione della dichiarazione di successione è emersa una difficoltà operativa: pur costituendo materialmente un unico fabbricato, l’immobile non può essere inserito come una sola unità, poiché le due particelle sono ubicate in Comuni differenti.</p>
<p>Secondo il notaio incaricato, il sistema avrebbe consentito di richiedere il beneficio prima casa soltanto per una particella, assoggettando l’altra al trattamento fiscale ordinario.</p>
<p>Gli eredi hanno quindi chiesto all’Agenzia se fosse possibile applicare l’agevolazione all’intero fabbricato, considerandolo unitariamente.</p>
<h4><strong>Agevolazione prima casa nelle successioni: cosa prevede la legge</strong></h4>
<p>L’articolo 69, comma 3, della legge n. 342/2000 prevede l’applicazione in misura fissa delle imposte ipotecaria e catastale ai trasferimenti di abitazioni derivanti da successioni o donazioni, quando ricorrono i requisiti prima casa.</p>
<p>In caso di più beneficiari, è sufficiente che tali requisiti siano posseduti da almeno uno degli eredi.</p>
<p>L’abitazione interessata non deve appartenere alle seguenti categorie catastali:</p>
<ul>
<li>A/1, abitazioni di tipo signorile;</li>
<li>A/8, abitazioni in ville;</li>
<li>A/9, castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico.</li>
</ul>
<p>Le dichiarazioni richieste dalla disciplina agevolativa devono essere rese dall’interessato all’interno della dichiarazione di successione.</p>
<p>Il beneficio può essere applicato anche alle pertinenze classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, ma nel limite di una sola unità per ciascuna categoria.</p>
<h4><strong>Perché le particelle non possono essere fuse</strong></h4>
<p>L’Agenzia conferma che non è possibile effettuare la fusione catastale delle due particelle.</p>
<p>Le operazioni di accorpamento catastale sono infatti ammesse soltanto per unità immobiliari appartenenti allo stesso Comune catastale.</p>
<p>Nel caso analizzato, l’abitazione si trova a cavallo del confine tra due Comuni. Le particelle devono quindi conservare i rispettivi identificativi catastali e non possono confluire in una nuova unità immobiliare unica.</p>
<p>Questa limitazione, tuttavia, non impedisce di rappresentare fiscalmente l’utilizzo unitario del fabbricato.</p>
<p>La soluzione individuata dall’Agenzia è l’<strong>unione di fatto ai fini fiscali</strong>.</p>
<h4><strong>Cos’è l’unione di fatto ai fini fiscali</strong></h4>
<p>L’unione di fatto consente di evidenziare negli archivi catastali che due o più porzioni distintamente censite costituiscono, dal punto di vista funzionale, un’unica unità immobiliare.</p>
<p>La procedura non comporta:</p>
<ul>
<li>la cancellazione delle particelle originarie;</li>
<li>la creazione di un nuovo identificativo catastale;</li>
<li>una vera e propria fusione catastale.</li>
</ul>
<p>Ciascuna porzione continua a essere censita separatamente. Negli atti catastali viene però inserita un’annotazione dalla quale risulta che la particella è unita di fatto all’altra ai fini fiscali.</p>
<p>L’unione può essere riconosciuta solo quando le singole porzioni sono prive di una propria autonomia funzionale e reddituale.</p>
<p>Non è quindi sufficiente che due immobili siano confinanti o utilizzati dalla stessa famiglia. Le porzioni devono costituire materialmente e funzionalmente un’unica abitazione.</p>
<h4><strong>Gli adempimenti catastali necessari</strong></h4>
<p>Per dare evidenza all’unione di fatto devono essere presentate distinte dichiarazioni di variazione catastale per ciascuna porzione interessata, secondo la procedura indicata dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 27/E/2016.</p>
<p>Dopo la registrazione delle variazioni, l’ufficio inserisce negli atti catastali di ogni porzione un’apposita annotazione.</p>
<p>L’annotazione deve collegare ciascuna particella all’altra e indicare la rendita attribuita alla singola porzione ai fini fiscali.</p>
<p>La presenza dell’unione di fatto negli archivi catastali è determinante: la semplice utilizzazione materiale delle particelle come unica abitazione non è sufficiente per applicare automaticamente il beneficio all’intero fabbricato.</p>
<h4><strong>Bonus prima casa esteso all’intera abitazione</strong></h4>
<p>In presenza di tutti gli adempimenti richiesti, l’Agenzia ritiene applicabile l’agevolazione prima casa all’intero fabbricato pervenuto in successione.</p>
<p>Il beneficio può quindi riguardare entrambe le particelle, anche se:</p>
<ul>
<li>sono censite separatamente;</li>
<li>appartengono a Comuni catastali differenti;</li>
<li>non possono essere oggetto di fusione catastale.</li>
</ul>
<p>Devono però essere rispettate le seguenti condizioni:</p>
<ol>
<li>le particelle devono costituire un’unica abitazione;</li>
<li>le singole porzioni devono essere prive di autonomia funzionale e reddituale;</li>
<li>deve essere eseguita l’unione di fatto ai fini fiscali;</li>
<li>l’abitazione non deve appartenere alle categorie A/1, A/8 o A/9;</li>
<li>almeno uno degli eredi deve possedere i requisiti prima casa previsti dalla legge.</li>
</ol>
<p>Il chiarimento riguarda l’applicazione in misura fissa delle imposte ipotecaria e catastale dovute in occasione della successione.</p>
<h4><strong>Due garage C/6: agevolazione per una sola pertinenza</strong></h4>
<p>Il patrimonio ereditato comprende anche due garage, entrambi appartenenti alla categoria catastale C/6.</p>
<p>L’Agenzia ricorda che il beneficio prima casa è applicabile alle pertinenze, ma soltanto a una unità per ciascuna delle categorie C/2, C/6 e C/7.</p>
<p>Nel caso esaminato, quindi, l’agevolazione può essere richiesta:</p>
<ul>
<li>per l’intera abitazione composta dalle due particelle;</li>
<li>per uno solo dei due garage classificati C/6.</li>
</ul>
<p>Il secondo garage deve essere assoggettato al regime fiscale ordinario, poiché appartiene alla stessa categoria catastale della pertinenza già agevolata.</p>
<h4><strong>Dichiarazione di successione con il Modello 4 cartaceo</strong></h4>
<p>La particolare conformazione catastale del fabbricato rende problematica la presentazione telematica della dichiarazione di successione.</p>
<p>Per questo motivo, l’Agenzia consente agli eredi di utilizzare il <strong>Modello 4 cartaceo</strong>.</p>
<p>La dichiarazione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione presso il competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate.</p>
<p>Il modello cartaceo consente di indicare tutte le particelle comprese nell’attivo ereditario e di rappresentare correttamente il fabbricato situato in due Comuni diversi.</p>
<p>Per la compilazione occorre:</p>
<ul>
<li>indicare per entrambe le particelle il tipo immobile “prima casa”;</li>
<li>inserire soltanto su una delle due la lettera “P” nel campo relativo all’agevolazione della quota di devoluzione;</li>
<li>compilare una distinta nota di trascrizione per ciascun immobile, riportando i rispettivi dati catastali.</li>
</ul>
<p>In questo modo l’agevolazione viene riferita all’intero fabbricato, senza essere formalmente duplicata.</p>
<h4><strong>Voltura catastale entro 30 giorni</strong></h4>
<p>Entro 30 giorni dalla registrazione della dichiarazione di successione deve essere presentata la richiesta di voltura degli immobili.</p>
<p>L’adempimento deve essere effettuato presso i competenti uffici provinciali – Territorio dell’Agenzia delle Entrate.</p>
<p>Poiché le particelle ricadono in territori comunali differenti, devono essere rispettati gli identificativi catastali e le competenze territoriali relative a ciascuna porzione.</p>
<p>Download Gratuito Risposta AE 145/2026 &#8211; Agevolazione &#8221;prima casa&#8221;, dichiarazione di successione, particelle insistenti su due comuni diversi</p>
<h4>Approfondimenti</h4>
<p>Leggi anche “Agevolazioni prima casa: guida agli sconti fiscali e giurisprudenza“. Quando un fabbricato è censito su più particelle, la verifica catastale deve essere accompagnata da una corretta rappresentazione dello stato dei luoghi. Disporre di un modello digitale unitario consente al tecnico di leggere con maggiore chiarezza la distribuzione degli ambienti, i collegamenti tra le diverse porzioni e l’effettiva configurazione funzionale dell’abitazione. La modellazione BIM può supportare il professionista nella comprensione e nella rappresentazione tecnica dell’unitarietà dell’immobile, facilitando anche la comunicazione delle soluzioni progettuali al committente.</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://biblus.acca.it/notizie/agevolazione-prima-casa-in-successione-bonus-esteso-allimmobile-diviso-tra-due-comuni/" target="_blank">biblus.acca.it</a></span></p>
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		<item>
		<title>Casa, compravendite stabili e prezzi in salita. Milano frena, Roma sopra la media delle grandi città</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/07/21/casa-compravendite-stabili-e-prezzi-in-salita-milano-frena-roma-sopra-la-media-delle-grandi-citta/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 10:02:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Secondo lo studio di Nomisma sulle 13 principali città le transazioni quest’anno cresceranno dello 0,3% rispetto al 2025. Valori immobiliari in rialzo dell’1,8% nel primo semestre Il mercato residenziale italiano nel primo semestre del 2026 segna una crescita moderata, una dinamica che, prevedibilmente, continuerà a caratterizzare anche la seconda metà dell’anno in corso. Se le [&#8230;]</p>
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<h4>Secondo lo studio di Nomisma sulle 13 principali città le transazioni quest’anno cresceranno dello 0,3% rispetto al 2025. Valori immobiliari in rialzo dell’1,8% nel primo semestre</h4>
<p>Il mercato residenziale italiano nel primo semestre del 2026 segna una crescita moderata, una dinamica che, prevedibilmente, continuerà a caratterizzare anche la seconda metà dell’anno in corso.</p>
<p>Se le compravendite hanno chiuso il primo trimestre dell’anno con un robusto +4,4%, le previsioni del 2° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2026 realizzato da Nomisma indicano per la fine dell’anno una crescita molto più contenuta, dello 0,3% rispetto al 2025.</p>
<p>Le stime suggeriscono cautela: nel 2027 l’attesa è di una leggera flessione delle transazioni di case in Italia, prima di una ripresa nel 2028. Nel settore cresce comunque la propensione all’acquisto: balzata dal 2,5% all’8,5% tra il primo semestre 2025 e quello 2026.</p>
<p>La prima casa rimane la colonna portante del sistema, rappresentando i tre quarti delle transazioni totali, con una domanda che oggi non si concentra solo sui mercato più dinamici ma appare diffusa su tutto il territorio.</p>
<p>In questo contesto, anche i prezzi seguono un trend moderato: nel primo semestre 2026 i valori sono cresciuti mediamente dell’1,8% per l’usato e dell’1,4% per le nuove costruzioni. Parallelamente, il settore della locazione continua a vivere una fase di profondo squilibrio strutturale.</p>
<p>La cronica scarsità di offerta &#8211; a fronte di una domanda di famiglie in cerca di affitto che negli ultimi cinque anni è aumentata del 12% (circa 296mila nuclei familiari) &#8211; continua a spingere i canoni verso l’alto.</p>
<p>Nel primo semestre l’aumento medio è stato del 3,3% su base annua, con canoni che nei principali mercati urbani oscillano tra i 660 e i 780 euro, ma che toccano picchi di 1.200 euro mensili in città come Milano, Roma e Firenze. L’analisi delle singole città rivela dinamiche divergenti.</p>
<p>Milano appare oggi in una fase di rallentamento: nel primo semestre dell’anno il peggioramento del sentiment degli operatori si traduce in aspettative meno favorevoli sia sui volumi di compravendita sia sull’evoluzione dei prezzi.</p>
<p>Secondo l’analisi di Nomisma, si tratta di un fenomeno che, pur emergendo con maggiore intensità nel mercato milanese, potrebbe anticipare dinamiche destinate a interessare anche altri grandi contesti urbani.</p>
<p>Nel capoluogo meneghino i prezzi nei primi sei mesi dell’anno sono rimasti stabili: +0,8% su base annua per le case nuove e +0,9% per quelle usate, mentre i canoni di locazione registrano una contrazione, in controtendenza nazionale, dello 0,7%.</p>
<p>Al contrario, Roma evidenzia una maggiore vivacità superiore alla media delle 13 principali città, con prezzi in aumento dell’1,3% per le abitazioni nuove e dello 0,9% per quelle usate, accompagnati da una crescita robusta dei canoni (+2,9% annuo).</p>
<p>Spostandosi al Nord, Torino si conferma tra le città più dinamiche del semestre con incrementi di prezzo del 2,1% per il nuovo e del 3% per l’usato, con un balzo dei canoni del 5%. Anche Padova mostra una forte spinta, con l’usato che cresce del 3,9% annuo e il nuovo del 3,1%, a fronte di canoni in aumento del 2,6%.</p>
<p>A Bologna, i prezzi del nuovo salgono dello 0,9%, mentre l’usato corre segnando un +2,4%, con affitti in rialzo del 2,6%. Tuttavia, la città sembra aver toccato il “tetto” dei canoni accessibili e i tempi di ricerca degli inquilini registrano così un allungamento.</p>
<p>A Venezia città i prezzi delle abitazioni nuove sono cresciuti dello 0,7% e l’usato dell’1,2% nel semestre, con una decisa accelerazione dei canoni (+3,6% annuo).</p>
<p>Genova registra invece variazioni più contenute delle quotazioni immobiliari (+0,4% nuovo e +0,5% usato), ma una crescita significativa degli affitti (+4,7%). Nel Centro-Sud, Firenze mantiene un trend solido con prezzi in crescita del 2% per il nuovo e del 2,2% per l’usato, e canoni al +3 per cento.</p>
<p>Napoli mostra incrementi simmetrici tra nuovo (+2,7%) e usato (+2,9%), con una dinamica locativa sostenuta (+3,9% annuo). Proseguendo verso le isole e il Sud, si osserva un’esplosione dei canoni di locazione: Bari e Cagliari guidano la classifica con una crescita annuale dei canoni del 5,6 per cento.</p>
<p>Sul fronte dei prezzi, Bari cresce dell’1,3% in entrambi i segmenti, mentre Cagliari vede l’usato salire del 3,2% e il nuovo del 2,3 per cento. A Palermo, i prezzi del nuovo aumentano dell’1,9% e quelli dell’usato dell’1,8%, con affitti in crescita del 4,9 per cento.</p>
<p>Infine, Catania rappresenta un’eccezione parziale, con una lieve flessione annuale dei prezzi del nuovo (-0,6%), bilanciata da un aumento dell’usato (+0,7%) e da un incremento dei canoni del 3,5 per cento.</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/casa-compravendite-viste-rallentare-2026-milano-frena-roma-sopra-media-grandi-citta-AJVBF3C" target="_blank">ilsole24ore.com</a></span></p>
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		<title>La casa-atelier minimal del designer Naoto Fukasawa a Tokyo: pochi colori e solo materiali onesti</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:57:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Mentre cammina lungo le rive del Nomigawa, vede un cartello e si ferma. Ha un’intuizione improvvisa, acquista il lotto. Dopo, ci vorranno due anni e settanta riunioni per focalizzare la casa che aveva immaginato. Eccola C’è un’immagine che Naoto Fukasawa porta con sé da quando era piccolo: una casa, quella che un bambino tratteggia quando [&#8230;]</p>
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<h4>Mentre cammina lungo le rive del Nomigawa, vede un cartello e si ferma. Ha un’intuizione improvvisa, acquista il lotto. Dopo, ci vorranno due anni e settanta riunioni per focalizzare la casa che aveva immaginato. Eccola</h4>
<p>C’è un’immagine che Naoto Fukasawa porta con sé da quando era piccolo: una casa, quella che un bambino tratteggia quando gli si chiede di disegnare la felicità. Le due falde del tetto, le finestre a croce, un albero di arance accanto.</p>
<p>Una figura archetipica rimasta latente per decenni, qualcosa che non aveva mai incontrato fino a un suo viaggio in Toscana. «È stato quasi un déjà-vu. Quel paesaggio e quella felicità si sono sovrapposti». L’immagine infantile ha preceduto e anticipato l’esperienza.</p>
<p>Poi c’è una seconda immagine: una mattina di sole Fukasawa cammina senza meta lungo le rive del Nomigawa, nel distretto di Setagaya, a Tokyo. Vede un cartello di vendita su un lotto vuoto e si ferma: «Era qualcosa che avevo vagamente immaginato. Kant lo chiamerebbe ‘finalità senza fine’.</p>
<p>Una coincidenza che sembrava quasi inevitabile». Il progettista, che ha costruito una carriera sul concetto di ‘Without Thought’ (design che nasce dall’osservazione del comportamento inconscio), sa che anche la scelta di una casa può nascere da un’intuizione istintiva, senza seguire un programma.</p>
<p>Il corridoio con l’infilata di finestre; in primo piano, poltroncina Tako per Maruni e, sul fondo, coppia di poltrone Harbor. Fukasawa seduto su una poltrona Harbor, disegnata una decina di anni fa per B&#038;B Italia.</p>
<p>Nato nel 1956 ai piedi del Monte Fuji, Naoto Fukasawa ha lasciato presto il Giappone per gli Stati Uniti e poi per l’Europa, prima di rientrare in patria.</p>
<p>Durante la sua carriera ha collaborato con i migliori brand internazionali: forse non tutti conoscono il suo nome, ma molti possiedono qualcosa di suo, spesso senza saperlo.</p>
<p>Quando ho letto la mail di incarico per questo articolo, per esempio, ero seduto in poltrona da un amico, sotto il lettore CD da parete che Fukasawa ha disegnato per Muji, quello con il cordoncino: oggi si trova nelle collezioni del MoMA e del Victoria and Albert Museum.</p>
<p>Lo stesso vale per il campus Apple di Cupertino, popolato da migliaia di sedie Hiroshima. È quella forza silenziosa che Fukasawa ha teorizzato, insieme a Jasper Morrison, nel volume Super Normal: la qualità intangibile delle cose che non sollecitano ferocemente l’amigdala, ma che mancherebbero se non ci fossero.</p>
<p>In camera, letto Siena e tavolino Awa, entrambi disegnati per B&#038;B Italia. La sala da pranzo al primo piano, con la scala a chiocciola in acciaio nero; sgabelli in alluminio Déjà-vu per Magis e sospensioni Modify per Panasonic.</p>
<p>Portare questo sistema filosofico nel progetto domestico richiedeva un salto di scala, che per il designer è stato del tutto naturale. «I mobili, l’architettura e persino le posate sono tutte estensioni dello stesso pensiero», dice. «Mi piace definire lo spazio come ciò che include oggetti e persone».</p>
<p>Il progetto, affidato all’impresa Takenaka, ha richiesto oltre settanta riunioni e due interi anni per decidere meticolosamente ogni dettaglio. «Quando mi sono fermato su quel lotto, l’immagine della casa era già dentro di me. Le riunioni servivano a non tradirla».</p>
<p>La decisione più netta è stata quella di usare solo materiali onesti, essenziali, che invecchiano invece di deteriorarsi. Ne è nato un edificio con il tetto a una sola falda e pochi colori: bianco, nero, legno.</p>
<p>L’unico gesto che si permette di esagerare è la scala a nastro in acciaio scuro, che si avvita nel living come una trasgressione al rigore. Lo spazio è anche l’atelier del designer.</p>
<p>Lo popolano i pezzi che ha progettato nel corso della sua carriera, come il letto Siena con la sua testiera inclinata per leggere senza scivolare verso il sonno. Ogni mattina inizia lì, con un caffè e latte preso a letto.</p>
<p>Al tramonto arrivano gli amici, qualcuno già con una bottiglia per un aperitivo divenuto rito abituale. Il designer Naoto Fukasawa appoggiato alla scala a chiocciola della sua casa nel distretto di Setagaya a Tokyo.</p>
<p>In primo piano, poltrona Harbor Laidback disegnata per B&#038;B Italia; sul fondo, piantana Imbuto di Luigi Caccia Dominioni, Azucena.</p>
<p>Fukasawa ama evocare l’idea di affordance, ovvero gli usi e i comportamenti non previsti: «Una parete è costruita per dividere, eppure ci si appoggia, ci si mettono le mani, ci si appende una giacca. In quel momento acquisisce un valore non progettato». Un paradosso, vero?</p>
<p>L’uomo dei settanta incontri, della ricerca minuziosa di controllo, ha trovato la sua casa per caso, abdicando al controllo totale in favore di una irriducibile gamma di possibilità. «Credo che la perfezione funzionale sia impossibile». Lo dice senza rammarico.</p>
<p>La casa-atelier è comoda, ci si rilassa, ma c’è un problema: nella commistione tra lavoro e privato si rischia che il secondo venga fagocitato dal primo. Allora niente filosofie, si fa un’altra casa: «Ne sto costruendo una nelle vicinanze, solo per viverci.</p>
<p>L’architettura, attraverso questo atelier, è diventata oggetto del mio interesse progettuale». Uno scorcio dell’archivio dei modelli di schiuma.</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://living.corriere.it/case/a-casa-di/casa-minimal-designer-naoto-fukasawa-tokyo/" target="_blank">living.corriere.it</a></span></p>
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		<title>Il mercato immobiliare non residenziale torna a crescere: il rapporto OMI 2026</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/06/24/il-mercato-immobiliare-non-residenziale-torna-a-crescere-il-rapporto-omi-2026/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Pubblicato il rapporto immobiliare 2021 su immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva: compravendite in vantaggio nei grandi centri Secondo il Rapporto immobiliare 2026 – Immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva, realizzato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate con la collaborazione di Assilea, gli scambi nei segmenti uffici, negozi e produttivo registrano complessivamente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net/2026/06/24/il-mercato-immobiliare-non-residenziale-torna-a-crescere-il-rapporto-omi-2026/">Il mercato immobiliare non residenziale torna a crescere: il rapporto OMI 2026</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net">Tft.net</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h4>Pubblicato il rapporto immobiliare 2021 su immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva: compravendite in vantaggio nei grandi centri</h4>
<p>Secondo il <strong>Rapporto immobiliare 2026 – Immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva</strong>, realizzato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate con la collaborazione di Assilea, gli scambi nei segmenti <strong>uffici, negozi e produttivo</strong> registrano complessivamente una crescita del <strong>4,9%</strong> rispetto al 2024.</p>
<p>Le unità scambiate sono oltre <strong>77 mila</strong> tra uffici, negozi, laboratori, capannoni e immobili industriali, mentre il valore complessivo stimato supera i <strong>20 miliardi di euro</strong>. Il risultato conferma la ripresa del comparto non residenziale, dopo le oscillazioni degli anni precedenti, con un andamento positivo diffuso, anche se non uniforme tra le diverse destinazioni d’uso e aree territoriali.</p>
<p>A trainare il mercato sono soprattutto i <strong>negozi</strong>, che nel 2025 segnano la performance migliore con un incremento delle compravendite del <strong>7%</strong>. Seguono gli <strong>uffici</strong>, in crescita del <strong>3,2%</strong>, e il <strong>settore produttivo</strong>, che registra un aumento più contenuto, pari all’<strong>1%</strong>.</p>
<p>Ecco una sintesi dei dati forniti dal rapporto e la pubblicazione ufficiale in PDF.</p>
<p>Per valutazioni di qualsiasi tipo, ti segnalo un software per le stime immobiliari con interfaccia intuitiva, input guidato e perizie step by step, complete e personalizzabili.</p>
<h3><strong>Il quadro generale del mercato non residenziale</strong></h3>
<p>Il Rapporto analizza l’andamento degli immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva con riferimento alle principali categorie catastali: uffici A/10, negozi e laboratori C/1 e C/3, capannoni e industrie D/1 e D/7.</p>
<p>Nel 2025 il settore non residenziale torna a consolidare la dinamica espansiva che, al netto della battuta d’arresto legata alla pandemia, accompagna il comparto da diversi anni. Il mercato conferma quindi una capacità di recupero, pur in presenza di differenze territoriali significative.</p>
<p>Il valore di scambio stimato per le tre principali tipologie analizzate, uffici, negozi e capannoni, raggiunge complessivamente circa <strong>20,2 miliardi di euro</strong>, in aumento di quasi il <strong>4%</strong> rispetto al 2024. Il contributo più rilevante arriva dal comparto commerciale, con i negozi che registrano un valore di scambio stimato in circa <strong>8,5 miliardi di euro</strong>. Gli uffici si attestano intorno a <strong>3,7 miliardi</strong>, mentre il settore produttivo supera gli <strong>8 miliardi</strong>.</p>
<h3><strong>Negozi: compravendite a +7% e oltre 46 mila unità scambiate</strong></h3>
<p>Il comparto dei negozi è quello che mostra la crescita più marcata. Nel 2025 le compravendite superano le <strong>46 mila unità</strong>, con un aumento del <strong>7%</strong> rispetto all’anno precedente, pari a circa 3 mila unità in più.</p>
<p>L’incremento interessa tutte le macroaree territoriali. La crescita più forte si registra nelle <strong>Isole</strong>, con un rialzo dell’<strong>11%</strong>. Seguono il <strong>Nord Est</strong> con +9,2%, il <strong>Sud</strong> con +7,5%, il <strong>Centro</strong> con +6,3% e il <strong>Nord Ovest</strong> con +4,6%.</p>
<p>Lo stock immobiliare censito nelle categorie C/1 e C/3, che comprende negozi e laboratori, conta quasi <strong>2,5 milioni di unità</strong> sul territorio nazionale. Il Sud concentra la quota più elevata dello stock, seguito da Nord Ovest e Centro.</p>
<p>Sul fronte delle quotazioni, il Rapporto evidenzia una lieve flessione: la quotazione media nazionale dei negozi si attesta a <strong>1.419 euro/m²</strong>, in calo dello <strong>0,2%</strong> rispetto al 2024. La dinamica conferma una tendenza di lungo periodo alla riduzione dei valori, anche se nei capoluoghi si osserva un lieve rialzo.</p>
<p>Nelle grandi città il mercato resta molto differenziato. Milano e Venezia si confermano tra le realtà con i valori più elevati, mentre Torino registra la maggiore intensità di mercato per i negozi, con un IMI pari al <strong>3,74%</strong>.</p>
<h3><strong>Uffici: 14.119 compravendite e ripresa dopo la flessione del 2023</strong></h3>
<p>Segno positivo anche per gli uffici. Nel 2025 sono state scambiate <strong>14.119 unità</strong>, con una crescita del <strong>3,2%</strong> rispetto al 2024. Il dato segna la ripresa della dinamica positiva dopo la lieve flessione registrata nel 2023.</p>
<p>A sostenere il comparto sono soprattutto le performance del <strong>Nord Ovest</strong> (+6,4%), del <strong>Nord Est</strong> (+3,7%) e del <strong>Centro</strong> (+1,1%). Più debole il Sud, dove il mercato mostra una lieve contrazione.</p>
<p>Lo stock censito negli archivi catastali nella categoria A/10, uffici e studi privati, supera le <strong>622 mila unità</strong>. Oltre la metà dello stock si concentra al Nord, mentre circa un quinto si trova nelle regioni del Centro e la parte restante è distribuita tra Sud e Isole.</p>
<p>La quotazione media nazionale degli uffici è pari a <strong>1.317 euro/m²</strong>, sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Restano però evidenti le differenze territoriali: le quotazioni sono più elevate nelle regioni del Centro-Nord, mentre Sud e Isole presentano valori medi inferiori.</p>
<p>Tra le principali città, Roma e Milano rappresentano i mercati più importanti in termini di volumi. Milano registra una quotazione media degli uffici tra le più alte, mentre Genova mostra la maggiore intensità di mercato per questa tipologia, con un IMI vicino al <strong>3,5%</strong>.</p>
<h3><strong>Capannoni e immobili produttivi: crescita lieve, ma forte dinamica al Centro-Sud</strong></h3>
<p>Il settore produttivo, che comprende principalmente capannoni e immobili industriali censiti nelle categorie D/1 e D/7, registra nel 2025 una crescita più contenuta. Le compravendite aumentano dell’<strong>1%</strong>, per un totale di <strong>16.913 NTN</strong>.</p>
<p>Il dato nazionale risente della flessione registrata nelle due macroaree del Nord, dove si concentra la maggior parte dello stock. A bilanciare il rallentamento sono però i risultati positivi del <strong>Centro</strong> (+6,6%), del <strong>Sud</strong> (+8,6%) e delle <strong>Isole</strong> (+15,3%).</p>
<p>Tra le regioni che contribuiscono maggiormente alla crescita figurano il Lazio, la Campania e la Sardegna, tutte con incrementi significativi delle compravendite. La Lombardia resta comunque la regione con il maggior numero assoluto di scambi nel settore produttivo.</p>
<p>Lo stock nazionale ammonta a <strong>846.712 unità</strong>, con quasi il 60% localizzato nel Nord. La quotazione media nazionale dei capannoni si attesta a <strong>446 euro/m²</strong>, in calo dello <strong>0,6%</strong> rispetto al 2024.</p>
<h3><strong>Quotazioni: valori ancora sotto pressione</strong></h3>
<p>Uno degli aspetti più rilevanti del Rapporto riguarda l’andamento delle quotazioni. Nel complesso, il 2025 mostra un mercato più dinamico sul fronte degli scambi, ma ancora prudente sui valori.</p>
<p>Le quotazioni medie nazionali risultano:</p>
<ul>
<li><strong>uffici:</strong> 1.317 euro/m², stabili rispetto al 2024;</li>
<li><strong>negozi:</strong> 1.419 euro/m², in calo dello 0,2%;</li>
<li><strong>capannoni:</strong> 446 euro/m², in calo dello 0,6%.</li>
</ul>
<p>Il Rapporto conferma inoltre una tendenza pluriennale alla riduzione dei valori OMI, particolarmente evidente per i negozi, che dal 2011 hanno perso circa il 23% del valore, e per gli uffici, in calo di circa il 16% nello stesso periodo.</p>
<p>Rimane netto il divario territoriale tra Nord e Sud: le aree meridionali presentano quotazioni mediamente più basse e una minore intensità del mercato immobiliare in tutti i segmenti analizzati.</p>
<h3><strong>Focus leasing immobiliare: contratti per 3,2 miliardi di euro</strong></h3>
<p>Il Rapporto dedica un capitolo specifico al <strong>leasing immobiliare</strong>, curato da Assilea. Il leasing si conferma uno strumento particolarmente utilizzato dalle imprese, soprattutto PMI e artigiani, per finanziare investimenti in immobili a destinazione produttiva, commerciale e terziaria.</p>
<p>Nel 2025 sono stati stipulati <strong>2.513 contratti</strong> di leasing immobiliare per un valore superiore a <strong>3,2 miliardi di euro</strong>, con una crescita del <strong>5,9%</strong> rispetto all’anno precedente. Il numero delle operazioni diminuisce del 3%, ma aumenta il valore medio dei contratti, segnale di una maggiore incidenza delle operazioni di importo più elevato.</p>
<p>Il leasing immobiliare rappresenta il <strong>15,8%</strong> del valore complessivo delle compravendite non residenziali stimate dall’Agenzia delle Entrate.</p>
<p>La crescita è sostenuta soprattutto dal segmento degli immobili <strong>da costruire o in costruzione</strong>, che registra un incremento del <strong>15,7%</strong> in valore e arriva a circa <strong>1,3 miliardi di euro</strong>. In aumento anche le operazioni nelle fasce d’importo superiori a 2,5 milioni di euro.</p>
<p>Dal punto di vista territoriale, l’attività si concentra soprattutto nel <strong>Nord Ovest</strong>, ma il Rapporto evidenzia una crescita importante anche nel <strong>Sud Italia</strong>, con un incremento superiore al 34% rispetto al 2024.</p>
<h3><strong>Le prospettive: spazio di crescita per il leasing</strong></h3>
<p>Secondo Assilea, il leasing immobiliare ha ancora margini di sviluppo. L’Italia è tra i principali mercati europei del leasing immobiliare, ma l’incidenza dello strumento sugli investimenti in costruzioni non residenziali resta inferiore rispetto a Paesi come Francia e Portogallo.</p>
<p>Questo dato indica un potenziale ancora non pienamente espresso, soprattutto in un contesto in cui le imprese cercano strumenti finanziari flessibili per sostenere nuovi investimenti produttivi.</p>
<p>Download Gratuito Rapporto Immobiliare 2026 (OMI – Settore non residenziale)</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://biblus.acca.it/mercato-non-residenziale-dalle-entrate-il-rapporto-immobiliare-2021/" target="_blank">biblus.acca.it</a></span></p>
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		<title>Assoimmobiliare, serve riforma delle norme urbanistiche</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/06/24/assoimmobiliare-serve-riforma-delle-norme-urbanistiche/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:12:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Albertini Petroni, necessari revisione della fiscalità e strumenti finanziari solidi Per sostenere l&#8217;edilizia in Italia &#8220;il primo ambito di intervento riguarda le norme urbanistiche&#8221;, che risalgono ancora &#8220;al secondo dopoguerra o al boom economico degli anni &#8217;60&#8221;. Servono &#8220;flessibilità nei cambi di destinazione d&#8217;uso&#8221;, &#8220;tempi certi e certezza dei titoli edilizi rilasciati&#8221;. Lo ha detto [&#8230;]</p>
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<h4>Albertini Petroni, necessari revisione della fiscalità e strumenti finanziari solidi</h4>
<p>Per sostenere l&#8217;edilizia in Italia &#8220;il primo ambito di intervento riguarda le norme urbanistiche&#8221;, che risalgono ancora &#8220;al secondo dopoguerra o al boom economico degli anni &#8217;60&#8221;. Servono &#8220;flessibilità nei cambi di destinazione d&#8217;uso&#8221;, &#8220;tempi certi e certezza dei titoli edilizi rilasciati&#8221;. <br /> Lo ha detto il presidente di Confindustria Assoimmobiliare, Davide Albertini Petroni, nella sua relazione all&#8217;Assemblea 2026 dell&#8217;organizzazione, in corso a Roma. <br /> &#8220;Il secondo ambito riguarda la fiscalità&#8221;, ha preseguito Albertini Petroni, che chiede &#8220;interventi sull&#8217;Iva, sul riconoscimento della natura strumentale degli immobili abitativi destinati alla locazione professionale, sugli oneri fiscali, sulla deducibilità dei costi di manutenzione&#8221;. <br /> Il terzo ambito riguarda &#8220;gli strumenti di raccolta e impiego del capitale&#8221;: per Assoimmobiliare serve &#8220;un ecosistema articolato di veicoli e strumenti: fondi immobiliari, Sicaf, veicoli di cartolarizzazione, società quotate e non&#8221;, dentro &#8220;una cornice di politica pubblica capace di orientare, abilitare e rendere sostenibili gli investimenti&#8221;. <br /> &#8220;La prima leva&#8221; per promuovere il rinnovamento edilizio in Italia &#8220;è l&#8217;innovazione tecnologica e digitale&#8221;, delle imprese e della Pubblica amministrazione, ha detto ancora Albertini Petroni; quindi &#8220;la modernizzazione della filiera produttiva&#8221;, con operatori più robusti e più tecnologici e interventi più grandi; infine&#8221; il riconoscimento dell&#8217;impatto sociale&#8221; dei progetti edili, per rendere &#8220;più chiaro il rapporto tra l&#8217;intervento immobiliare e i benefici generati per il territorio&#8221;. <br /> &#8220;Innovazione tecnologica e digitalizzazione, modernizzazione della filiera produttiva, misurazione e valorizzazione dell&#8217;impatto sociale indicano una direzione di lavoro concreta&#8221;, ha proseguito Albertini Petroni. Ma &#8220;perché questa direzione possa tradursi in interventi tangibili, è necessario intervenire su alcuni profili regolatori, normativi e fiscali che, allo stato attuale, limitano la capacità di azione degli investitori in Italia&#8221;. </p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/real_estate/2026/06/18/assoimmobiliare-serve-riforma-delle-norme-urbanistiche_1c028e9e-4620-4cab-89a1-7c1e3e329e77.html" target="_blank">ansa.it</a></span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net/2026/06/24/assoimmobiliare-serve-riforma-delle-norme-urbanistiche/">Assoimmobiliare, serve riforma delle norme urbanistiche</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net">Tft.net</a>.</p>
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		<title>Mutui, a Roma e nel Lazio la domanda cala. E sempre più famiglie puntano a quelli “green”   &#8212;  Mutui, a Roma e nel Lazio la domanda cala. E sempre più famiglie puntano a quelli “green”</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:10:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le richieste online scendono soprattutto nella Capitale, dove però c&#8217;è il valore più alto di finanziamento richiesto Cala la domanda di mutui nel Lazio. I dati si riferiscono al primo quadrimestre del 2026, confrontati con lo stesso periodo del 2025. Calano i mutui nel Lazio Secondo quanto emerge da uno studio compiuto da MutuiSupermarket.it insieme [&#8230;]</p>
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<h4>Le richieste online scendono soprattutto nella Capitale, dove però c&#8217;è il valore più alto di finanziamento richiesto</h4>
<p>Cala la domanda di mutui nel Lazio. I dati si riferiscono al primo quadrimestre del 2026, confrontati con lo stesso periodo del 2025.</p>
<h3>Calano i mutui nel Lazio</h3>
<p>Secondo quanto emerge da uno studio compiuto da MutuiSupermarket.it insieme a Nomisma, nella nostra regione la riduzione della domanda di finanziamenti per l&#8217;acquisto di un immobile si è ridotta del 10,2%, almeno per quanto riguarda le richieste avanzate online.</p>
<h3>Maggiore prudenza</h3>
<p>Una tendenza che modifica un po&#8217; quanto era stato registrato nel 2025, quando c&#8217;era stata una crescita quasi del 2%. Lo scenario attuale, caratterizzato da variabilità dei tassi e politiche di erogazione diversificate, con ogni probabilità le famiglie del Lazio, ma anche nello specifico di Roma, tendono a essere più prudenti. Nel primo trimestre del 2026 l&#8217;importo medio dei mutui si attesta a 146.889 euro.</p>
<h3>I numeri a Roma e nelle altre province</h3>
<p>Andando nello specifico delle province, il calo a Roma è maggiore: -14%. Segue Latina con un calo del 6,4% mentre altrove la tendenza è opposta. C&#8217;è una grandissima crescita delle richieste di mutuo tramite canali digitali: a Rieti addirittura il 97,3% in più, seguita da Frosinone e Viterbo rispettivamente +32,1% e +15,7% di richieste.</p>
<h3>Il finanziamento medio</h3>
<p>Roma è la provincia con l&#8217;importo medio più elevato, pari a 152.900 euro, poi ci sono Latina con 127.622, Viterno con 11.810, Frosinone con 112.863 e Rieti con 109.448 euro di finanziamento medio richiesto.</p>
<h3>Tutti vogliono il tasso fisso</h3>
<p>Il tasso fisso è la preferenza chiara per i mutuatari. Volersi tutelare dal possibile aumento del costo del finanziamento spinge le percentuali abbondantemente oltre l&#8217;80%, con Roma all&#8217;83% e picchi dell&#8217;88% in città come Latina.</p>
<h3>Il successo dei mutui “green”</h3>
<p>Inoltre, secondo MutuiSupermarket nel Lazio continua a crescere l’interesse verso i mutui <i>green</i>, spinti dalle migliori condizioni applicate dagli istituti di credito: in regione il picco si registra a Latina (con una quota del 26,4% sul totale), che precede Roma (25,8%).</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.romatoday.it/economia/mutui-online-roma-dati-2026.html" target="_blank">romatoday.it</a></span></p>
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		<title>Case vacanze, costi in aumento: dove valgono di più tra mare, montagna e laghi</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/06/24/case-vacanze-costi-in-aumento-dove-valgono-di-piu-tra-mare-montagna-e-laghi/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:04:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le case vacanze sono sempre più care: dal mare alla montagna fino ai laghi, le località dove i prezzi degli immobili salgono di più nel 2026 Le case vacanze rimangono centrali nel sistema di accoglienza turistica italiano, nonostante le restrizioni che, negli ultimi anni, hanno colpito soprattutto chi opera da privato sulle piattaforme online. I [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net/2026/06/24/case-vacanze-costi-in-aumento-dove-valgono-di-piu-tra-mare-montagna-e-laghi/">Case vacanze, costi in aumento: dove valgono di più tra mare, montagna e laghi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net">Tft.net</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h4>Le case vacanze sono sempre più care: dal mare alla montagna fino ai laghi, le località dove i prezzi degli immobili salgono di più nel 2026</h4>
<p>Le case vacanze rimangono centrali nel sistema di accoglienza turistica italiano, nonostante le restrizioni che, negli ultimi anni, hanno colpito soprattutto chi opera da privato sulle piattaforme online. I loro valori sono in aumento, ma i prezzi cambiano radicalmente a seconda delle località in cui si trovano.</p>
<p>Un&#8217;indagine di Immobiliare.it ha diviso il territorio italiano nelle principali località di mare, montagna e lago, per capire dove le case vacanze costino di più e dove i prezzi siano maggiormente in aumento.</p>
<p>Mare, le case vacanze con i prezzi più alti Il turismo balneare marittimo è quello più famoso e diffuso in Italia, soprattutto tra i turisti italiani.</p>
<p>L&#8217;acquisto di una casa vacanze nelle principali località marittime deve quindi affrontare una domanda molto sviluppata e un&#8217;offerta bassa, che insieme generano prezzi molto alti.</p>
<p>Tra le località principalmente interessate da questo tipo di turismo, le più costose sono: Forte dei Marmi, dove il prezzo medio raggiunge 2,1 milioni di euro; Porto Cervo, dove una casa vacanze costa 1,25 milioni di euro; Capri, anche lei con 1,2 milioni di euro di media per il costo di una casa; Portofino, con case da 770mila euro in media; Porto Ercole, dove i prezzi scendono a 630mila euro; Porto Rotondo, ultima della classifica delle più care, a 570mila euro di media.</p>
<p>Si colloca invece tra le località famose più accessibili Senigallia, dove il prezzo medio di un immobile per le vacanze si aggira attorno a 300mila euro. Montagna, Cortina svetta Le località di montagna hanno il vantaggio di essere appetibili al turismo durante tutto l&#8217;anno.</p>
<p>Se infatti luoghi come Forte dei Marmi o Porto Cervo vengono presi d&#8217;assalto solo durante la stagione più calda, i comuni più famosi soprattutto delle Alpi hanno il vantaggio di poter sfruttare sia la stagione invernale, grazie alle piste da sci, sia quella estiva.</p>
<p>La domanda rischia quindi di essere ancora più competitiva e, con poca estensione su cui costruire, l&#8217;offerta fatica.</p>
<p>Nonostante ciò, i prezzi più alti rimangono comunque inferiori a quelli delle località marittime: Cortina d&#8217;Ampezzo, dove una casa costa in media 1,6 milioni di euro, è la più cara; Ortisei si piazza al secondo posto con una media di 1,27 milioni di euro; Courmayeur segue rimanendo sopra al milione, con 1,02 milioni di euro di prezzo medio; Madonna di Campiglio vede i prezzi in netta riduzione, a 693mila euro; Breuil-Cervinia ha costi attorno ai 526mila euro; Bormio chiude a 480mila euro.</p>
<p>L&#8217;ascesa delle località lacustri Negli ultimi anni stanno prendendo importanza anche le cittadine che si trovano sui laghi del Nord Italia, in particolare i più grandi come il Lago di Garda, il Lago Maggiore e il Lago di Como.</p>
<p>I livelli sono ancora nettamente inferiori a quelli della montagna o del mare, ma queste realtà si stanno rafforzando: Cernobbio ha un costo di 1 milione di euro di media per le case vacanze; Stresa segue a 775mila euro; Varenna rimane sopra al mezzo milione con 514mila euro; Riva del Garda arriva a poco più di 470mila euro; Sirmione chiude a 445mila euro.</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://quifinanza.it/mercato-immobiliare/case-vacanze-costi-mare-montagna-lago-2026/1004288/" target="_blank">quifinanza.it</a></span></p>
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		<title>Caldo estivo: come mantenere fresca la casa risparmiando energia, ecco 10 consigli</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/06/24/caldo-estivo-come-mantenere-fresca-la-casa-risparmiando-energia-ecco-10-consigli/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>ENEA consiglia di combattere il caldo estivo con strategie di raffrescamento passivo, come schermature solari, ventilazione naturale e piante da interno, per ridurre consumi e costi in bolletta. Solo quando queste soluzioni non bastano è opportuno ricorrere a ventilatori e climatizzatori, utilizzandoli in modo efficiente. Con l’arrivo dell’estate e delle ondate di calore sempre più [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net/2026/06/24/caldo-estivo-come-mantenere-fresca-la-casa-risparmiando-energia-ecco-10-consigli/">Caldo estivo: come mantenere fresca la casa risparmiando energia, ecco 10 consigli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net">Tft.net</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h4>ENEA consiglia di combattere il caldo estivo con strategie di raffrescamento passivo, come schermature solari, ventilazione naturale e piante da interno, per ridurre consumi e costi in bolletta. Solo quando queste soluzioni non bastano è opportuno ricorrere a ventilatori e climatizzatori, utilizzandoli in modo efficiente.</h4>
<p>Con l’arrivo dell’estate e delle ondate di calore sempre più frequenti, mantenere la casa fresca senza far impennare i consumi energetici diventa una sfida per molte famiglie. Il ricorso immediato al climatizzatore, infatti, non è sempre la soluzione più efficiente né la più sostenibile. Secondo ENEA, è possibile migliorare il comfort abitativo adottando una serie di accorgimenti semplici e a basso costo che aiutano a ridurre il caldo negli ambienti domestici. Dalla ventilazione naturale all’utilizzo delle piante, fino all’impiego corretto dei ventilatori e dei sistemi di climatizzazione, una gestione intelligente della casa può fare la differenza sia per il benessere delle persone sia per il risparmio in bolletta.</p>
<h3>Raffrescamento passivo: il primo passo contro il caldo</h3>
<p>Con l’arrivo delle<b> alte temperature</b> aumenta anche il <b>rischio di vedere lievitare i consumi energetici e i costi in bolletta</b>. Per questo motivo gli esperti di ENEA invitano a seguire una strategia graduale per il raffrescamento domestico, privilegiando soluzioni naturali, economiche ed ecologiche prima di ricorrere all’uso dei climatizzatori.</p>
<p>Secondo <b>Nicolandra Calabrese</b>, responsabile del Laboratorio ENEA “<i>Efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano</i>”,<b> il comfort abitativo durante l’estate non dipende esclusivamente dalla potenza degli impianti di climatizzazione</b>, ma soprattutto da una gestione intelligente degli ambienti domestici. Un approccio corretto consente infatti di migliorare il benessere indoor e, allo stesso tempo, ridurre sensibilmente i consumi energetici.</p>
<h3>Raffrescamento passivo: la prima linea di difesa contro il caldo<br /></h3>
<p>Il primo passo consiste nello <b>sfruttare al meglio le caratteristiche dell’abitazione attraverso strategie di raffrescamento passivo</b>, ovvero soluzioni che limitano il surriscaldamento degli ambienti senza ricorrere a dispositivi energivori.</p>
<p>Fondamentale è mantenere in equilibrio tre elementi: <b>temperatura, umidità e qualità dell’aria</b>. Per questo motivo <b>tutte le aperture esposte al sole dovrebbero essere schermate con tende, persiane o altri sistemi </b>in grado di bloccare l’irraggiamento diretto. Allo stesso tempo è importante eliminare rapidamente il vapore prodotto da attività quotidiane come cucinare o fare la doccia.</p>
<p>Aprire le finestre prima di queste attività, sfruttando le correnti d’aria naturali, oppure <b>utilizzare gli aspiratori elettrici e mantenerli in funzione per almeno dieci minuti dopo l’utilizzo</b>, permette di evitare l’accumulo di umidità e di migliorare la qualità dell’aria interna. Una corretta ventilazione contribuisce infatti a ridurre la presenza di inquinanti domestici e a rendere più salubri gli ambienti.</p>
<h3>Il ruolo delle piante nel raffrescamento domestico<br /></h3>
<p>Tra gli alleati più efficaci per migliorare il comfort abitativo ci sono anche<b> le piante da interno</b>. Diversi studi evidenziano come i processi naturali di traspirazione e ombreggiamento contribuiscano a ridurre la temperatura e l’umidità degli ambienti, alleggerendo il lavoro dei sistemi di climatizzazione.</p>
<p>Attraverso il fenomeno dell’evapotraspirazione, <b>le piante assorbono calore dall’ambiente circostante e favoriscono un raffrescamento naturale</b>. Per ottenere risultati migliori, gli esperti consigliano di creare piccoli gruppi di piante nelle zone della casa maggiormente frequentate, così da generare microclimi più freschi e stabili.</p>
<p>Le piante possono inoltre fungere da barriera contro il sole se posizionate davanti alle finestre. In questo modo intercettano parte della radiazione solare prima che raggiunga gli ambienti interni, contribuendo a limitare il surriscaldamento e a ridurre il fabbisogno energetico per il raffrescamento.</p>
<h3>Ventilatore: poco consumo, grande efficacia<br /></h3>
<p>Se gli accorgimenti passivi non sono sufficienti,<b> la soluzione successiva suggerita da ENEA è il ventilatore</b>. Pur non abbassando realmente la temperatura dell’aria, questo dispositivo migliora la percezione del fresco grazie al movimento dell’aria sulla pelle.</p>
<p><b>L’effetto può far percepire fino a 3 gradi centigradi in meno rispetto alla temperatura reale</b>, con un consumo elettrico decisamente inferiore rispetto a quello di un climatizzatore.</p>
<h3>Climatizzatore solo come ultima scelta<br /></h3>
<p>Quando il caldo diventa particolarmente intenso e le altre strategie non bastano, è possibile ricorrere al climatizzatore. Anche in questo caso, però, è fondamentale utilizzarlo in modo efficiente per evitare sprechi energetici e contenere i costi.</p>
<h4>ENEA raccomanda dieci semplici regole per ottimizzare comfort e consumi:<br /></h4>
<ul>
<li>Effettuare regolarmente la manutenzione dell’impianto;</li>
<li>scegliere apparecchi ad alta efficienza energetica, preferibilmente superiori alla classe A;</li>
<li>Sfruttare gli incentivi fiscali disponibili per la sostituzione degli impianti.</li>
<li>Curare il corretto posizionamento delle unità interne ed esterne.</li>
<li>Evitare di lasciare aperte porte e finestre durante il funzionamento.</li>
<li>Impostare temperature adeguate senza eccedere con il raffrescamento.</li>
<li>Utilizzare uno split dedicato per ciascun ambiente.</li>
<li>Limitare il calore generato da elettrodomestici e altri dispositivi domestici.</li>
<li>Adottare termostati intelligenti e applicazioni per il monitoraggio dei consumi.</li>
<li>Valutare una diagnosi energetica dell’immobile per individuare eventuali interventi di miglioramento.</li>
<li>Risparmio e sostenibilità partono dalla gestione della casa</li>
</ul>
<p>La strategia proposta da ENEA dimostra che ridurre il caldo in casa non significa necessariamente aumentare i consumi. Schermature solari, corretta ventilazione, piante da interno e ventilatori rappresentano soluzioni efficaci e a basso impatto economico. Solo dopo aver sfruttato queste opportunità è consigliabile accendere il climatizzatore, utilizzandolo però in modo consapevole e ottimizzato. Una gestione intelligente dell’abitazione può infatti garantire comfort, risparmio e sostenibilità anche durante le giornate più torride dell’estate.</p>
<p><b>SCOPRI DI PIU&#8217; SU COME OTTIMIZZARE I CONSUMI</b></p>
<p><i>Fonte: Comunicato stampa ENEA</i></p>
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<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.ingenio-web.it/articoli/caldo-estivo-come-mantenere-fresca-la-casa-risparmiando-energia-ecco-10-consigli/" target="_blank">ingenio-web.it</a></span></p>
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