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		<title>Il mercato immobiliare non residenziale torna a crescere: il rapporto OMI 2026</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:24:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Pubblicato il rapporto immobiliare 2021 su immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva: compravendite in vantaggio nei grandi centri Secondo il Rapporto immobiliare 2026 – Immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva, realizzato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate con la collaborazione di Assilea, gli scambi nei segmenti uffici, negozi e produttivo registrano complessivamente [&#8230;]</p>
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<h4>Pubblicato il rapporto immobiliare 2021 su immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva: compravendite in vantaggio nei grandi centri</h4>
<p>Secondo il <strong>Rapporto immobiliare 2026 – Immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva</strong>, realizzato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate con la collaborazione di Assilea, gli scambi nei segmenti <strong>uffici, negozi e produttivo</strong> registrano complessivamente una crescita del <strong>4,9%</strong> rispetto al 2024.</p>
<p>Le unità scambiate sono oltre <strong>77 mila</strong> tra uffici, negozi, laboratori, capannoni e immobili industriali, mentre il valore complessivo stimato supera i <strong>20 miliardi di euro</strong>. Il risultato conferma la ripresa del comparto non residenziale, dopo le oscillazioni degli anni precedenti, con un andamento positivo diffuso, anche se non uniforme tra le diverse destinazioni d’uso e aree territoriali.</p>
<p>A trainare il mercato sono soprattutto i <strong>negozi</strong>, che nel 2025 segnano la performance migliore con un incremento delle compravendite del <strong>7%</strong>. Seguono gli <strong>uffici</strong>, in crescita del <strong>3,2%</strong>, e il <strong>settore produttivo</strong>, che registra un aumento più contenuto, pari all’<strong>1%</strong>.</p>
<p>Ecco una sintesi dei dati forniti dal rapporto e la pubblicazione ufficiale in PDF.</p>
<p>Per valutazioni di qualsiasi tipo, ti segnalo un software per le stime immobiliari con interfaccia intuitiva, input guidato e perizie step by step, complete e personalizzabili.</p>
<h3><strong>Il quadro generale del mercato non residenziale</strong></h3>
<p>Il Rapporto analizza l’andamento degli immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva con riferimento alle principali categorie catastali: uffici A/10, negozi e laboratori C/1 e C/3, capannoni e industrie D/1 e D/7.</p>
<p>Nel 2025 il settore non residenziale torna a consolidare la dinamica espansiva che, al netto della battuta d’arresto legata alla pandemia, accompagna il comparto da diversi anni. Il mercato conferma quindi una capacità di recupero, pur in presenza di differenze territoriali significative.</p>
<p>Il valore di scambio stimato per le tre principali tipologie analizzate, uffici, negozi e capannoni, raggiunge complessivamente circa <strong>20,2 miliardi di euro</strong>, in aumento di quasi il <strong>4%</strong> rispetto al 2024. Il contributo più rilevante arriva dal comparto commerciale, con i negozi che registrano un valore di scambio stimato in circa <strong>8,5 miliardi di euro</strong>. Gli uffici si attestano intorno a <strong>3,7 miliardi</strong>, mentre il settore produttivo supera gli <strong>8 miliardi</strong>.</p>
<h3><strong>Negozi: compravendite a +7% e oltre 46 mila unità scambiate</strong></h3>
<p>Il comparto dei negozi è quello che mostra la crescita più marcata. Nel 2025 le compravendite superano le <strong>46 mila unità</strong>, con un aumento del <strong>7%</strong> rispetto all’anno precedente, pari a circa 3 mila unità in più.</p>
<p>L’incremento interessa tutte le macroaree territoriali. La crescita più forte si registra nelle <strong>Isole</strong>, con un rialzo dell’<strong>11%</strong>. Seguono il <strong>Nord Est</strong> con +9,2%, il <strong>Sud</strong> con +7,5%, il <strong>Centro</strong> con +6,3% e il <strong>Nord Ovest</strong> con +4,6%.</p>
<p>Lo stock immobiliare censito nelle categorie C/1 e C/3, che comprende negozi e laboratori, conta quasi <strong>2,5 milioni di unità</strong> sul territorio nazionale. Il Sud concentra la quota più elevata dello stock, seguito da Nord Ovest e Centro.</p>
<p>Sul fronte delle quotazioni, il Rapporto evidenzia una lieve flessione: la quotazione media nazionale dei negozi si attesta a <strong>1.419 euro/m²</strong>, in calo dello <strong>0,2%</strong> rispetto al 2024. La dinamica conferma una tendenza di lungo periodo alla riduzione dei valori, anche se nei capoluoghi si osserva un lieve rialzo.</p>
<p>Nelle grandi città il mercato resta molto differenziato. Milano e Venezia si confermano tra le realtà con i valori più elevati, mentre Torino registra la maggiore intensità di mercato per i negozi, con un IMI pari al <strong>3,74%</strong>.</p>
<h3><strong>Uffici: 14.119 compravendite e ripresa dopo la flessione del 2023</strong></h3>
<p>Segno positivo anche per gli uffici. Nel 2025 sono state scambiate <strong>14.119 unità</strong>, con una crescita del <strong>3,2%</strong> rispetto al 2024. Il dato segna la ripresa della dinamica positiva dopo la lieve flessione registrata nel 2023.</p>
<p>A sostenere il comparto sono soprattutto le performance del <strong>Nord Ovest</strong> (+6,4%), del <strong>Nord Est</strong> (+3,7%) e del <strong>Centro</strong> (+1,1%). Più debole il Sud, dove il mercato mostra una lieve contrazione.</p>
<p>Lo stock censito negli archivi catastali nella categoria A/10, uffici e studi privati, supera le <strong>622 mila unità</strong>. Oltre la metà dello stock si concentra al Nord, mentre circa un quinto si trova nelle regioni del Centro e la parte restante è distribuita tra Sud e Isole.</p>
<p>La quotazione media nazionale degli uffici è pari a <strong>1.317 euro/m²</strong>, sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Restano però evidenti le differenze territoriali: le quotazioni sono più elevate nelle regioni del Centro-Nord, mentre Sud e Isole presentano valori medi inferiori.</p>
<p>Tra le principali città, Roma e Milano rappresentano i mercati più importanti in termini di volumi. Milano registra una quotazione media degli uffici tra le più alte, mentre Genova mostra la maggiore intensità di mercato per questa tipologia, con un IMI vicino al <strong>3,5%</strong>.</p>
<h3><strong>Capannoni e immobili produttivi: crescita lieve, ma forte dinamica al Centro-Sud</strong></h3>
<p>Il settore produttivo, che comprende principalmente capannoni e immobili industriali censiti nelle categorie D/1 e D/7, registra nel 2025 una crescita più contenuta. Le compravendite aumentano dell’<strong>1%</strong>, per un totale di <strong>16.913 NTN</strong>.</p>
<p>Il dato nazionale risente della flessione registrata nelle due macroaree del Nord, dove si concentra la maggior parte dello stock. A bilanciare il rallentamento sono però i risultati positivi del <strong>Centro</strong> (+6,6%), del <strong>Sud</strong> (+8,6%) e delle <strong>Isole</strong> (+15,3%).</p>
<p>Tra le regioni che contribuiscono maggiormente alla crescita figurano il Lazio, la Campania e la Sardegna, tutte con incrementi significativi delle compravendite. La Lombardia resta comunque la regione con il maggior numero assoluto di scambi nel settore produttivo.</p>
<p>Lo stock nazionale ammonta a <strong>846.712 unità</strong>, con quasi il 60% localizzato nel Nord. La quotazione media nazionale dei capannoni si attesta a <strong>446 euro/m²</strong>, in calo dello <strong>0,6%</strong> rispetto al 2024.</p>
<h3><strong>Quotazioni: valori ancora sotto pressione</strong></h3>
<p>Uno degli aspetti più rilevanti del Rapporto riguarda l’andamento delle quotazioni. Nel complesso, il 2025 mostra un mercato più dinamico sul fronte degli scambi, ma ancora prudente sui valori.</p>
<p>Le quotazioni medie nazionali risultano:</p>
<ul>
<li><strong>uffici:</strong> 1.317 euro/m², stabili rispetto al 2024;</li>
<li><strong>negozi:</strong> 1.419 euro/m², in calo dello 0,2%;</li>
<li><strong>capannoni:</strong> 446 euro/m², in calo dello 0,6%.</li>
</ul>
<p>Il Rapporto conferma inoltre una tendenza pluriennale alla riduzione dei valori OMI, particolarmente evidente per i negozi, che dal 2011 hanno perso circa il 23% del valore, e per gli uffici, in calo di circa il 16% nello stesso periodo.</p>
<p>Rimane netto il divario territoriale tra Nord e Sud: le aree meridionali presentano quotazioni mediamente più basse e una minore intensità del mercato immobiliare in tutti i segmenti analizzati.</p>
<h3><strong>Focus leasing immobiliare: contratti per 3,2 miliardi di euro</strong></h3>
<p>Il Rapporto dedica un capitolo specifico al <strong>leasing immobiliare</strong>, curato da Assilea. Il leasing si conferma uno strumento particolarmente utilizzato dalle imprese, soprattutto PMI e artigiani, per finanziare investimenti in immobili a destinazione produttiva, commerciale e terziaria.</p>
<p>Nel 2025 sono stati stipulati <strong>2.513 contratti</strong> di leasing immobiliare per un valore superiore a <strong>3,2 miliardi di euro</strong>, con una crescita del <strong>5,9%</strong> rispetto all’anno precedente. Il numero delle operazioni diminuisce del 3%, ma aumenta il valore medio dei contratti, segnale di una maggiore incidenza delle operazioni di importo più elevato.</p>
<p>Il leasing immobiliare rappresenta il <strong>15,8%</strong> del valore complessivo delle compravendite non residenziali stimate dall’Agenzia delle Entrate.</p>
<p>La crescita è sostenuta soprattutto dal segmento degli immobili <strong>da costruire o in costruzione</strong>, che registra un incremento del <strong>15,7%</strong> in valore e arriva a circa <strong>1,3 miliardi di euro</strong>. In aumento anche le operazioni nelle fasce d’importo superiori a 2,5 milioni di euro.</p>
<p>Dal punto di vista territoriale, l’attività si concentra soprattutto nel <strong>Nord Ovest</strong>, ma il Rapporto evidenzia una crescita importante anche nel <strong>Sud Italia</strong>, con un incremento superiore al 34% rispetto al 2024.</p>
<h3><strong>Le prospettive: spazio di crescita per il leasing</strong></h3>
<p>Secondo Assilea, il leasing immobiliare ha ancora margini di sviluppo. L’Italia è tra i principali mercati europei del leasing immobiliare, ma l’incidenza dello strumento sugli investimenti in costruzioni non residenziali resta inferiore rispetto a Paesi come Francia e Portogallo.</p>
<p>Questo dato indica un potenziale ancora non pienamente espresso, soprattutto in un contesto in cui le imprese cercano strumenti finanziari flessibili per sostenere nuovi investimenti produttivi.</p>
<p>Download Gratuito Rapporto Immobiliare 2026 (OMI – Settore non residenziale)</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://biblus.acca.it/mercato-non-residenziale-dalle-entrate-il-rapporto-immobiliare-2021/" target="_blank">biblus.acca.it</a></span></p>
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		<title>Assoimmobiliare, serve riforma delle norme urbanistiche</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/06/24/assoimmobiliare-serve-riforma-delle-norme-urbanistiche/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:12:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Albertini Petroni, necessari revisione della fiscalità e strumenti finanziari solidi Per sostenere l&#8217;edilizia in Italia &#8220;il primo ambito di intervento riguarda le norme urbanistiche&#8221;, che risalgono ancora &#8220;al secondo dopoguerra o al boom economico degli anni &#8217;60&#8221;. Servono &#8220;flessibilità nei cambi di destinazione d&#8217;uso&#8221;, &#8220;tempi certi e certezza dei titoli edilizi rilasciati&#8221;. Lo ha detto [&#8230;]</p>
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<h4>Albertini Petroni, necessari revisione della fiscalità e strumenti finanziari solidi</h4>
<p>Per sostenere l&#8217;edilizia in Italia &#8220;il primo ambito di intervento riguarda le norme urbanistiche&#8221;, che risalgono ancora &#8220;al secondo dopoguerra o al boom economico degli anni &#8217;60&#8221;. Servono &#8220;flessibilità nei cambi di destinazione d&#8217;uso&#8221;, &#8220;tempi certi e certezza dei titoli edilizi rilasciati&#8221;. <br /> Lo ha detto il presidente di Confindustria Assoimmobiliare, Davide Albertini Petroni, nella sua relazione all&#8217;Assemblea 2026 dell&#8217;organizzazione, in corso a Roma. <br /> &#8220;Il secondo ambito riguarda la fiscalità&#8221;, ha preseguito Albertini Petroni, che chiede &#8220;interventi sull&#8217;Iva, sul riconoscimento della natura strumentale degli immobili abitativi destinati alla locazione professionale, sugli oneri fiscali, sulla deducibilità dei costi di manutenzione&#8221;. <br /> Il terzo ambito riguarda &#8220;gli strumenti di raccolta e impiego del capitale&#8221;: per Assoimmobiliare serve &#8220;un ecosistema articolato di veicoli e strumenti: fondi immobiliari, Sicaf, veicoli di cartolarizzazione, società quotate e non&#8221;, dentro &#8220;una cornice di politica pubblica capace di orientare, abilitare e rendere sostenibili gli investimenti&#8221;. <br /> &#8220;La prima leva&#8221; per promuovere il rinnovamento edilizio in Italia &#8220;è l&#8217;innovazione tecnologica e digitale&#8221;, delle imprese e della Pubblica amministrazione, ha detto ancora Albertini Petroni; quindi &#8220;la modernizzazione della filiera produttiva&#8221;, con operatori più robusti e più tecnologici e interventi più grandi; infine&#8221; il riconoscimento dell&#8217;impatto sociale&#8221; dei progetti edili, per rendere &#8220;più chiaro il rapporto tra l&#8217;intervento immobiliare e i benefici generati per il territorio&#8221;. <br /> &#8220;Innovazione tecnologica e digitalizzazione, modernizzazione della filiera produttiva, misurazione e valorizzazione dell&#8217;impatto sociale indicano una direzione di lavoro concreta&#8221;, ha proseguito Albertini Petroni. Ma &#8220;perché questa direzione possa tradursi in interventi tangibili, è necessario intervenire su alcuni profili regolatori, normativi e fiscali che, allo stato attuale, limitano la capacità di azione degli investitori in Italia&#8221;. </p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/real_estate/2026/06/18/assoimmobiliare-serve-riforma-delle-norme-urbanistiche_1c028e9e-4620-4cab-89a1-7c1e3e329e77.html" target="_blank">ansa.it</a></span></p>
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		<title>Mutui, a Roma e nel Lazio la domanda cala. E sempre più famiglie puntano a quelli “green”   &#8212;  Mutui, a Roma e nel Lazio la domanda cala. E sempre più famiglie puntano a quelli “green”</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/06/24/mutui-a-roma-e-nel-lazio-la-domanda-cala-e-sempre-piu-famiglie-puntano-a-quelli-green-mutui-a-roma-e-nel-lazio-la-domanda-cala-e-sempre-piu-famiglie-puntano-a-quelli/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:10:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le richieste online scendono soprattutto nella Capitale, dove però c&#8217;è il valore più alto di finanziamento richiesto Cala la domanda di mutui nel Lazio. I dati si riferiscono al primo quadrimestre del 2026, confrontati con lo stesso periodo del 2025. Calano i mutui nel Lazio Secondo quanto emerge da uno studio compiuto da MutuiSupermarket.it insieme [&#8230;]</p>
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<h4>Le richieste online scendono soprattutto nella Capitale, dove però c&#8217;è il valore più alto di finanziamento richiesto</h4>
<p>Cala la domanda di mutui nel Lazio. I dati si riferiscono al primo quadrimestre del 2026, confrontati con lo stesso periodo del 2025.</p>
<h3>Calano i mutui nel Lazio</h3>
<p>Secondo quanto emerge da uno studio compiuto da MutuiSupermarket.it insieme a Nomisma, nella nostra regione la riduzione della domanda di finanziamenti per l&#8217;acquisto di un immobile si è ridotta del 10,2%, almeno per quanto riguarda le richieste avanzate online.</p>
<h3>Maggiore prudenza</h3>
<p>Una tendenza che modifica un po&#8217; quanto era stato registrato nel 2025, quando c&#8217;era stata una crescita quasi del 2%. Lo scenario attuale, caratterizzato da variabilità dei tassi e politiche di erogazione diversificate, con ogni probabilità le famiglie del Lazio, ma anche nello specifico di Roma, tendono a essere più prudenti. Nel primo trimestre del 2026 l&#8217;importo medio dei mutui si attesta a 146.889 euro.</p>
<h3>I numeri a Roma e nelle altre province</h3>
<p>Andando nello specifico delle province, il calo a Roma è maggiore: -14%. Segue Latina con un calo del 6,4% mentre altrove la tendenza è opposta. C&#8217;è una grandissima crescita delle richieste di mutuo tramite canali digitali: a Rieti addirittura il 97,3% in più, seguita da Frosinone e Viterbo rispettivamente +32,1% e +15,7% di richieste.</p>
<h3>Il finanziamento medio</h3>
<p>Roma è la provincia con l&#8217;importo medio più elevato, pari a 152.900 euro, poi ci sono Latina con 127.622, Viterno con 11.810, Frosinone con 112.863 e Rieti con 109.448 euro di finanziamento medio richiesto.</p>
<h3>Tutti vogliono il tasso fisso</h3>
<p>Il tasso fisso è la preferenza chiara per i mutuatari. Volersi tutelare dal possibile aumento del costo del finanziamento spinge le percentuali abbondantemente oltre l&#8217;80%, con Roma all&#8217;83% e picchi dell&#8217;88% in città come Latina.</p>
<h3>Il successo dei mutui “green”</h3>
<p>Inoltre, secondo MutuiSupermarket nel Lazio continua a crescere l’interesse verso i mutui <i>green</i>, spinti dalle migliori condizioni applicate dagli istituti di credito: in regione il picco si registra a Latina (con una quota del 26,4% sul totale), che precede Roma (25,8%).</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.romatoday.it/economia/mutui-online-roma-dati-2026.html" target="_blank">romatoday.it</a></span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net/2026/06/24/mutui-a-roma-e-nel-lazio-la-domanda-cala-e-sempre-piu-famiglie-puntano-a-quelli-green-mutui-a-roma-e-nel-lazio-la-domanda-cala-e-sempre-piu-famiglie-puntano-a-quelli/">Mutui, a Roma e nel Lazio la domanda cala. E sempre più famiglie puntano a quelli “green”   &#8212;  Mutui, a Roma e nel Lazio la domanda cala. E sempre più famiglie puntano a quelli “green”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net">Tft.net</a>.</p>
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		<title>Case vacanze, costi in aumento: dove valgono di più tra mare, montagna e laghi</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/06/24/case-vacanze-costi-in-aumento-dove-valgono-di-piu-tra-mare-montagna-e-laghi/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le case vacanze sono sempre più care: dal mare alla montagna fino ai laghi, le località dove i prezzi degli immobili salgono di più nel 2026 Le case vacanze rimangono centrali nel sistema di accoglienza turistica italiano, nonostante le restrizioni che, negli ultimi anni, hanno colpito soprattutto chi opera da privato sulle piattaforme online. I [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net/2026/06/24/case-vacanze-costi-in-aumento-dove-valgono-di-piu-tra-mare-montagna-e-laghi/">Case vacanze, costi in aumento: dove valgono di più tra mare, montagna e laghi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.tft.net">Tft.net</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h4>Le case vacanze sono sempre più care: dal mare alla montagna fino ai laghi, le località dove i prezzi degli immobili salgono di più nel 2026</h4>
<p>Le case vacanze rimangono centrali nel sistema di accoglienza turistica italiano, nonostante le restrizioni che, negli ultimi anni, hanno colpito soprattutto chi opera da privato sulle piattaforme online. I loro valori sono in aumento, ma i prezzi cambiano radicalmente a seconda delle località in cui si trovano.</p>
<p>Un&#8217;indagine di Immobiliare.it ha diviso il territorio italiano nelle principali località di mare, montagna e lago, per capire dove le case vacanze costino di più e dove i prezzi siano maggiormente in aumento.</p>
<p>Mare, le case vacanze con i prezzi più alti Il turismo balneare marittimo è quello più famoso e diffuso in Italia, soprattutto tra i turisti italiani.</p>
<p>L&#8217;acquisto di una casa vacanze nelle principali località marittime deve quindi affrontare una domanda molto sviluppata e un&#8217;offerta bassa, che insieme generano prezzi molto alti.</p>
<p>Tra le località principalmente interessate da questo tipo di turismo, le più costose sono: Forte dei Marmi, dove il prezzo medio raggiunge 2,1 milioni di euro; Porto Cervo, dove una casa vacanze costa 1,25 milioni di euro; Capri, anche lei con 1,2 milioni di euro di media per il costo di una casa; Portofino, con case da 770mila euro in media; Porto Ercole, dove i prezzi scendono a 630mila euro; Porto Rotondo, ultima della classifica delle più care, a 570mila euro di media.</p>
<p>Si colloca invece tra le località famose più accessibili Senigallia, dove il prezzo medio di un immobile per le vacanze si aggira attorno a 300mila euro. Montagna, Cortina svetta Le località di montagna hanno il vantaggio di essere appetibili al turismo durante tutto l&#8217;anno.</p>
<p>Se infatti luoghi come Forte dei Marmi o Porto Cervo vengono presi d&#8217;assalto solo durante la stagione più calda, i comuni più famosi soprattutto delle Alpi hanno il vantaggio di poter sfruttare sia la stagione invernale, grazie alle piste da sci, sia quella estiva.</p>
<p>La domanda rischia quindi di essere ancora più competitiva e, con poca estensione su cui costruire, l&#8217;offerta fatica.</p>
<p>Nonostante ciò, i prezzi più alti rimangono comunque inferiori a quelli delle località marittime: Cortina d&#8217;Ampezzo, dove una casa costa in media 1,6 milioni di euro, è la più cara; Ortisei si piazza al secondo posto con una media di 1,27 milioni di euro; Courmayeur segue rimanendo sopra al milione, con 1,02 milioni di euro di prezzo medio; Madonna di Campiglio vede i prezzi in netta riduzione, a 693mila euro; Breuil-Cervinia ha costi attorno ai 526mila euro; Bormio chiude a 480mila euro.</p>
<p>L&#8217;ascesa delle località lacustri Negli ultimi anni stanno prendendo importanza anche le cittadine che si trovano sui laghi del Nord Italia, in particolare i più grandi come il Lago di Garda, il Lago Maggiore e il Lago di Como.</p>
<p>I livelli sono ancora nettamente inferiori a quelli della montagna o del mare, ma queste realtà si stanno rafforzando: Cernobbio ha un costo di 1 milione di euro di media per le case vacanze; Stresa segue a 775mila euro; Varenna rimane sopra al mezzo milione con 514mila euro; Riva del Garda arriva a poco più di 470mila euro; Sirmione chiude a 445mila euro.</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://quifinanza.it/mercato-immobiliare/case-vacanze-costi-mare-montagna-lago-2026/1004288/" target="_blank">quifinanza.it</a></span></p>
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		<title>Caldo estivo: come mantenere fresca la casa risparmiando energia, ecco 10 consigli</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:56:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>ENEA consiglia di combattere il caldo estivo con strategie di raffrescamento passivo, come schermature solari, ventilazione naturale e piante da interno, per ridurre consumi e costi in bolletta. Solo quando queste soluzioni non bastano è opportuno ricorrere a ventilatori e climatizzatori, utilizzandoli in modo efficiente. Con l’arrivo dell’estate e delle ondate di calore sempre più [&#8230;]</p>
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<h4>ENEA consiglia di combattere il caldo estivo con strategie di raffrescamento passivo, come schermature solari, ventilazione naturale e piante da interno, per ridurre consumi e costi in bolletta. Solo quando queste soluzioni non bastano è opportuno ricorrere a ventilatori e climatizzatori, utilizzandoli in modo efficiente.</h4>
<p>Con l’arrivo dell’estate e delle ondate di calore sempre più frequenti, mantenere la casa fresca senza far impennare i consumi energetici diventa una sfida per molte famiglie. Il ricorso immediato al climatizzatore, infatti, non è sempre la soluzione più efficiente né la più sostenibile. Secondo ENEA, è possibile migliorare il comfort abitativo adottando una serie di accorgimenti semplici e a basso costo che aiutano a ridurre il caldo negli ambienti domestici. Dalla ventilazione naturale all’utilizzo delle piante, fino all’impiego corretto dei ventilatori e dei sistemi di climatizzazione, una gestione intelligente della casa può fare la differenza sia per il benessere delle persone sia per il risparmio in bolletta.</p>
<h3>Raffrescamento passivo: il primo passo contro il caldo</h3>
<p>Con l’arrivo delle<b> alte temperature</b> aumenta anche il <b>rischio di vedere lievitare i consumi energetici e i costi in bolletta</b>. Per questo motivo gli esperti di ENEA invitano a seguire una strategia graduale per il raffrescamento domestico, privilegiando soluzioni naturali, economiche ed ecologiche prima di ricorrere all’uso dei climatizzatori.</p>
<p>Secondo <b>Nicolandra Calabrese</b>, responsabile del Laboratorio ENEA “<i>Efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano</i>”,<b> il comfort abitativo durante l’estate non dipende esclusivamente dalla potenza degli impianti di climatizzazione</b>, ma soprattutto da una gestione intelligente degli ambienti domestici. Un approccio corretto consente infatti di migliorare il benessere indoor e, allo stesso tempo, ridurre sensibilmente i consumi energetici.</p>
<h3>Raffrescamento passivo: la prima linea di difesa contro il caldo<br /></h3>
<p>Il primo passo consiste nello <b>sfruttare al meglio le caratteristiche dell’abitazione attraverso strategie di raffrescamento passivo</b>, ovvero soluzioni che limitano il surriscaldamento degli ambienti senza ricorrere a dispositivi energivori.</p>
<p>Fondamentale è mantenere in equilibrio tre elementi: <b>temperatura, umidità e qualità dell’aria</b>. Per questo motivo <b>tutte le aperture esposte al sole dovrebbero essere schermate con tende, persiane o altri sistemi </b>in grado di bloccare l’irraggiamento diretto. Allo stesso tempo è importante eliminare rapidamente il vapore prodotto da attività quotidiane come cucinare o fare la doccia.</p>
<p>Aprire le finestre prima di queste attività, sfruttando le correnti d’aria naturali, oppure <b>utilizzare gli aspiratori elettrici e mantenerli in funzione per almeno dieci minuti dopo l’utilizzo</b>, permette di evitare l’accumulo di umidità e di migliorare la qualità dell’aria interna. Una corretta ventilazione contribuisce infatti a ridurre la presenza di inquinanti domestici e a rendere più salubri gli ambienti.</p>
<h3>Il ruolo delle piante nel raffrescamento domestico<br /></h3>
<p>Tra gli alleati più efficaci per migliorare il comfort abitativo ci sono anche<b> le piante da interno</b>. Diversi studi evidenziano come i processi naturali di traspirazione e ombreggiamento contribuiscano a ridurre la temperatura e l’umidità degli ambienti, alleggerendo il lavoro dei sistemi di climatizzazione.</p>
<p>Attraverso il fenomeno dell’evapotraspirazione, <b>le piante assorbono calore dall’ambiente circostante e favoriscono un raffrescamento naturale</b>. Per ottenere risultati migliori, gli esperti consigliano di creare piccoli gruppi di piante nelle zone della casa maggiormente frequentate, così da generare microclimi più freschi e stabili.</p>
<p>Le piante possono inoltre fungere da barriera contro il sole se posizionate davanti alle finestre. In questo modo intercettano parte della radiazione solare prima che raggiunga gli ambienti interni, contribuendo a limitare il surriscaldamento e a ridurre il fabbisogno energetico per il raffrescamento.</p>
<h3>Ventilatore: poco consumo, grande efficacia<br /></h3>
<p>Se gli accorgimenti passivi non sono sufficienti,<b> la soluzione successiva suggerita da ENEA è il ventilatore</b>. Pur non abbassando realmente la temperatura dell’aria, questo dispositivo migliora la percezione del fresco grazie al movimento dell’aria sulla pelle.</p>
<p><b>L’effetto può far percepire fino a 3 gradi centigradi in meno rispetto alla temperatura reale</b>, con un consumo elettrico decisamente inferiore rispetto a quello di un climatizzatore.</p>
<h3>Climatizzatore solo come ultima scelta<br /></h3>
<p>Quando il caldo diventa particolarmente intenso e le altre strategie non bastano, è possibile ricorrere al climatizzatore. Anche in questo caso, però, è fondamentale utilizzarlo in modo efficiente per evitare sprechi energetici e contenere i costi.</p>
<h4>ENEA raccomanda dieci semplici regole per ottimizzare comfort e consumi:<br /></h4>
<ul>
<li>Effettuare regolarmente la manutenzione dell’impianto;</li>
<li>scegliere apparecchi ad alta efficienza energetica, preferibilmente superiori alla classe A;</li>
<li>Sfruttare gli incentivi fiscali disponibili per la sostituzione degli impianti.</li>
<li>Curare il corretto posizionamento delle unità interne ed esterne.</li>
<li>Evitare di lasciare aperte porte e finestre durante il funzionamento.</li>
<li>Impostare temperature adeguate senza eccedere con il raffrescamento.</li>
<li>Utilizzare uno split dedicato per ciascun ambiente.</li>
<li>Limitare il calore generato da elettrodomestici e altri dispositivi domestici.</li>
<li>Adottare termostati intelligenti e applicazioni per il monitoraggio dei consumi.</li>
<li>Valutare una diagnosi energetica dell’immobile per individuare eventuali interventi di miglioramento.</li>
<li>Risparmio e sostenibilità partono dalla gestione della casa</li>
</ul>
<p>La strategia proposta da ENEA dimostra che ridurre il caldo in casa non significa necessariamente aumentare i consumi. Schermature solari, corretta ventilazione, piante da interno e ventilatori rappresentano soluzioni efficaci e a basso impatto economico. Solo dopo aver sfruttato queste opportunità è consigliabile accendere il climatizzatore, utilizzandolo però in modo consapevole e ottimizzato. Una gestione intelligente dell’abitazione può infatti garantire comfort, risparmio e sostenibilità anche durante le giornate più torride dell’estate.</p>
<p><b>SCOPRI DI PIU&#8217; SU COME OTTIMIZZARE I CONSUMI</b></p>
<p><i>Fonte: Comunicato stampa ENEA</i></p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.ingenio-web.it/articoli/caldo-estivo-come-mantenere-fresca-la-casa-risparmiando-energia-ecco-10-consigli/" target="_blank">ingenio-web.it</a></span></p>
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		<title>Case di lusso, in Italia è boom di acquisti dall’estero</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/06/24/case-di-lusso-in-italia-e-boom-di-acquisti-dallestero/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:43:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nei primi cinque mesi del 2026 Luxforsale Finance, divisione di Luxforsale specializzata nei mutui per clienti stranieri sviluppata in partnership con Quantum Creditech, ha rilevato un aumento del 63% delle richieste di finanziamento provenienti dall’estero Gli stranieri comprano case di lusso in Italia. E tra 2025 e 2026 si registra un vero e proprio boom [&#8230;]</p>
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<h4>Nei primi cinque mesi del 2026 Luxforsale Finance, divisione di Luxforsale specializzata nei mutui per clienti stranieri sviluppata in partnership con Quantum Creditech, ha rilevato un aumento del 63% delle richieste di finanziamento provenienti dall’estero</h4>
<p>Gli stranieri comprano case di lusso in Italia. E tra 2025 e 2026 si registra un vero e proprio boom di acquisti dall’estero con investitori provenienti da Stati Uniti, Svizzera, Paesi Bassi, Germania e Paesi Scandinavi.</p>
<p>Basti un dato: nei primi cinque mesi del 2026 Luxforsale Finance, divisione di Luxforsale specializzata nei mutui per clienti stranieri sviluppata in partnership con Quantum Creditech, ha rilevato un aumento del 63% delle richieste di finanziamento provenienti dall’estero, confermando un trend di crescita che interessa sempre più il real estate italiano.</p>
<p>A testimoniare la portata del fenomeno, come sottolineano dal gruppo, non è soltanto il numero delle richieste, ma «soprattutto il valore delle operazioni.</p>
<p>Tra gennaio e maggio gli immobili oggetto delle richieste di mutuo hanno raggiunto un valore complessivo di 21,4 milioni di euro, in crescita rispetto ai 14,59 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. Parallelamente, l’ammontare dei finanziamenti richiesti è salito da 8,40 a 12,27 milioni di euro».</p>
<p>A trainare la domanda sono soprattutto investitori provenienti da Stati Uniti, Svizzera, Paesi Bassi, Germania e Paesi Scandinavi. In particolare, il mercato statunitense si sta rivelando uno dei più dinamici per il segmento medio-alto e luxury.</p>
<p>«Stiamo assistendo a un cambiamento profondo nella percezione internazionale dell’Italia &#8211; dice Claudio Citzia, ceo di Luxforsale -.</p>
<p>Oggi il nostro Paese non viene scelto soltanto come destinazione per una seconda casa o per un investimento immobiliare, ma sempre più come luogo in cui vivere, trasferire parte del proprio patrimonio e pianificare il futuro della famiglia.</p>
<p>Il record registrato nei primi cinque mesi del 2026 conferma la forza di questo trend e la crescente attrattività dell’Italia nei confronti di investitori e famiglie ad alta capacità di spesa provenienti da tutto il mondo».</p>
<p>Per i rappresentanti di Luxforsale, a incentivare gli stranieri verso l’Italia, sono «qualità della vita, sicurezza, stabilità del mercato immobiliare e opportunità fiscali». Le operazioni riguardano prevalentemente immobili di fascia medio-alta e luxury, con un valore medio superiore a 1,65 milioni di euro.</p>
<p>Le destinazioni più richieste riguardano la Lombardia, Toscana, Liguria, Puglia e Sicilia. Ad acquistare sono soprattutto imprenditori e manager. L’acquisto, nella maggior parte dei casi, viene effettuato da investitori e acquirenti di seconde case.</p>
<p>Non solo, circa il 25% delle richieste proviene infatti da famiglie che intendono trasferire stabilmente la propria residenza in Italia. «Fino a pochi anni fa il mercato dei mutui destinati ai clienti non residenti era ancora poco sviluppato &#8211; aggiunge Flavio Miglioli, presidente di Quantum Creditech -.</p>
<p>Oggi assistiamo a una domanda sempre più strutturata e consapevole, sostenuta da investitori internazionali che vedono nell’Italia una combinazione unica di qualità della vita, tutela del patrimonio e opportunità immobiliari.</p>
<p>La crescita registrata nel 2026 dimostra come il credito stia diventando uno strumento sempre più importante per accompagnare questo flusso di capitali verso il nostro Paese». Quanto al futuro, le prospettive per i prossimi mesi«restano positive».</p>
<p>«In particolare, Luxforsale Finance guarda con attenzione agli Stati Uniti, dove il differenziale tra i tassi di interesse americani e quelli disponibili oggi in Italia può arrivare fino a circa tre punti percentuali a favore del nostro Paese &#8211; concludono dal gruppo -.</p>
<p>Un elemento che, insieme all’attrattività del patrimonio immobiliare italiano e al crescente interesse verso destinazioni premium, potrebbe sostenere ulteriormente la domanda internazionale nel corso del 2026».</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/case-lusso-italia-e-boom-acquisti-dall-estero-AIjH4HkD" target="_blank">ilsole24ore.com</a></span></p>
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		<title>Abusi edilizi tra &#8217;67 e &#8217;68: l&#8217;abitabilità non sostituisce il titolo edilizio</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/05/27/abusi-edilizi-tra-67-e-68-labitabilita-non-sostituisce-il-titolo-edilizio/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 13:18:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>In merito ai vecchi interventi edilizi, l&#8217;autorizzazione all&#8217;abitabilità (oggi agibilità &#8211; SCA) non ha autonoma efficacia autorizzativa né può supplire al titolo edilizio mancante. Ai fini della ricostruzione dello stato legittimo ex art. 9-bis, comma 1-bis, d.P.R. 380/2001, ciò che rileva è l&#8217;esistenza di un titolo abilitativo che abbia espressamente assentito le opere. L’articolo analizza [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h4>In merito ai vecchi interventi edilizi, l&#8217;autorizzazione all&#8217;abitabilità (oggi agibilità &#8211; SCA) non ha autonoma efficacia autorizzativa né può supplire al titolo edilizio mancante. Ai fini della ricostruzione dello stato legittimo ex art. 9-bis, comma 1-bis, d.P.R. 380/2001, ciò che rileva è l&#8217;esistenza di un titolo abilitativo che abbia espressamente assentito le opere.</h4>
<p>L’articolo analizza il valore giuridico dell’abitabilità/agibilità in relazione agli abusi edilizi realizzati tra il 1967 e il 1968, periodo di piena efficacia della Legge Ponte. Secondo il Consiglio di Stato, il certificato di abitabilità non ha natura autorizzativa e non può sostituire il titolo edilizio mancante. Ai fini della ricostruzione dello stato legittimo ex art. 9-bis d.P.R. 380/2001 rileva esclusivamente l’esistenza di un titolo abilitativo che abbia espressamente assentito le opere (sia esso &#8216;vecchio&#8217; o recente). In mancanza, gli interventi sono abusivi, anche se menzionati in atti certificativi successivi.</p>
<p>Può un&#8217;<b>autorizzazione di abilitabilità</b> (o certificato di abitabilità-agibilità) supplire al titolo abilitativo e provare la regolarità di un edificio costruito nel 1968, quindi in piena vigenza di Legge Ponte? </p>
<p>A questa interessante domanda risponde il Consiglio di Stato nella sentenza 3668/2026 dello scorso 11 maggio, dove alla fine viene confermata la legittimità dell&#8217;ordinanza di demolizione di un piano interrato e relativa rampa di accesso realizzati in assenza di titolo edilizio in un edificio condominiale costruito nel 1968, quindi in epoca di piena vigenza della l. 765/1967.</p>
<p>La sentenza chiarisce che l&#8217;autorizzazione all&#8217;abitabilità &#8211; pur menzionando il piano scantinato e attestandone la conformità al progetto approvato &#8211; <b>non ha autonoma efficacia autorizzativa né può supplire al titolo edilizio mancante</b>. Ai fini della ricostruzione dello stato legittimo ex art. 9-bis, comma 1-bis, d.P.R. 380/2001, <b>ciò che rileva è l&#8217;esistenza di un titolo abilitativo che abbia espressamente assentito le opere</b>; in sua assenza, queste sono abusive indipendentemente da atti certificativi successivi.</p>
<h3>Il caso: piano interrato e rampa abusivi<b><br /></b></h3>
<p>I condomini di un edificio plurifamiliare sito in un comune pugliese impugnano l&#8217;ordinanza comunale di demolizione di un piano interrato (con relativi locali deposito e box auto) e di una rampa carrabile di accesso, ritenuti abusivi dall&#8217;amministrazione. A fondamento del ricorso sostengono che l&#8217;immobile sarebbe conforme a quanto realizzato nel 1968, valorizzando il certificato di abitabilità rilasciato dal Sindaco nel 1971, che menziona espressamente il piano scantinato dichiarandolo conforme al progetto approvato nel 1968. Il TAR Puglia annulla l&#8217;ordinanza ritenendo il piano interrato pacificamente assentito sulla base di quegli atti. Il Comune appella e il Consiglio di Stato ribalta la decisione.</p>
<h3>Il quadro normativo: la Legge Ponte e l&#8217;art. 9-bis T.U.E.</h3>
<p>Il discrimine temporale fondamentale in materia di abusivismo edilizio storico è il 1° settembre 1967, data di entrata in vigore della l. 765/1967. Prima di tale data, l&#8217;obbligo di licenza edilizia era limitato ai centri abitati; dopo, si estende all&#8217;intero territorio comunale.</p>
<p>Per gli immobili costruiti dopo il 1967, lo stato legittimo si determina quindi esclusivamente sulla base del titolo abilitativo rilasciato o degli altri titoli successivi, come inseriti nel nostro ordinamento dal Salva Casa.</p>
<p>L&#8217;art. 9-bis, comma 1-bis, d.P.R. 380/2001 &#8211; nel testo vigente, come modificato dal Decreto Salva Casa &#8211; disciplina puntualmente la ricostruzione dello stato legittimo: per gli edifici realizzati in epoca in cui il titolo non era obbligatorio, ammette il ricorso a documenti probanti alternativi (dati catastali di primo impianto, fotografie, estratti cartografici, documenti d&#8217;archivio).</p>
<p>Per gli immobili soggetti all&#8217;obbligo del titolo, invece, &#8220;<i>Lo stato legittimo dell&#8217;immobile o dell&#8217;unità immobiliare è quello stabilito dal titolo abilitativo che ne ha previsto la costruzione o che ne ha legittimato la stessa o da quello, rilasciato o assentito, che ha disciplinato l&#8217;ultimo intervento edilizio che ha interessato l&#8217;intero immobile o l&#8217;intera unità immobiliare, a condizione che l&#8217;amministrazione competente, in sede di rilascio del medesimo, abbia verificato la legittimità dei titoli pregressi, integrati con gli eventuali titoli successivi che hanno abilitato interventi parziali. Sono ricompresi tra i titoli di cui al primo periodo i titoli rilasciati o formati in applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 34-ter, 36, 36-bis e 38, previo pagamento delle relative sanzioni o oblazioni. Alla determinazione dello stato legittimo dell&#8217;immobile o dell&#8217;unità immobiliare, concorrono, altresì, il pagamento delle sanzioni previste dagli articoli 33, 34, 37, commi 1, 3, 5 e 6, e 38, e la dichiarazione di cui all&#8217;articolo 34-bis&#8221;.</i></p>
<p>Quindi, il DL 69/2024 (convertito in legge 105/2024), con l&#8217;art.1 comma 1 lettera b), ha modificato il comma 1-bis dell’articolo 9-bis del TUE, che disciplina lo stato legittimo dell&#8217;immobile o dell’unità immobiliare, per prevedere che:</p>
<ul>
<li>lo stato legittimo è rappresentato non più dalla coesistenza di quello stabilito dal titolo abilitativo che ne ha previsto la costruzione o che ne ha legittimato la stessa e di quello che ha disciplinato l&#8217;ultimo intervento edilizio, ma <b>alternativamente da uno dei due titoli abilitativi, integrati con gli eventuali titoli successivi che hanno abilitato interventi parziali</b>. In relazione al titolo che ha disciplinato l&#8217;ultimo intervento edilizio, lo stesso può essere rilasciato o assentito;</li>
<li>lo stato legittimo <b>è determinato dall&#8217;ultimo intervento edilizio che ha interessato l&#8217;intero immobile o unità immobiliare</b>, a condizione che <b>l’amministrazione competente, in sede di rilascio del medesimo, abbia verificato la legittimità dei titoli pregressi</b>.</li>
</ul>
<p>Anche l&#8217;eventuale permesso in sanatoria o la dimostrazione del pagamento delle sanzioni, quindi, possono provare lo stato legittimo.</p>
<p>La clausola relativa al &#8220;principio di prova&#8221; del titolo abilitativo di cui non siano disponibili copia o estremi non è invocabile quando il titolo semplicemente non è mai stato richiesto né rilasciato.</p>
<h3>L&#8217;abitabilità non ha valenza urbanistico-edilizia<br /></h3>
<p>Il nucleo della decisione riguarda il <b>valore probatorio degli atti prodotti dai condomini a dimostrazione della regolarità del piano interrato</b>.</p>
<p>Il nulla osta del 1968 non riporta il piano interrato né nella parte grafica né in quella descrittiva. Il Consiglio di Stato osserva che non emergono elementi &#8211; neppure prospettati dalla parte appellata &#8211; da cui desumere che tale omissione sia frutto di un refuso o di una dimenticanza: ne consegue che non può escludersi che il piano interrato sia stato realizzato successivamente al rilascio del nulla osta, tanto da comparire per la prima volta in documenti del 1971, circa tre anni dopo.</p>
<p><b>L&#8217;autorizzazione all&#8217;abitabilità</b> rilasciata dal Sindaco nel 1971 &#8211; che attestava che l&#8217;immobile, &#8220;comprensivo del piano scantinato&#8221;, era stato eseguito &#8220;in conformità del progetto approvato in data 14 agosto 1968&#8243; &#8211; <b>non può essere valorizzata come il TAR aveva fatto</b>.</p>
<p>Il Consiglio di Stato chiarisce con nettezza che <b>l&#8217;abitabilità (oggi agibilità) è un atto certificativo avente ad oggetto l&#8217;idoneità igienico-sanitaria, la sicurezza degli impianti e la salubrità dell&#8217;edificio</b>: <b>non costituisce titolo edilizio, non autorizza la costruzione o la modifica di un immobile e non ha autonoma efficacia legittimante</b> sotto il profilo urbanistico-edilizio.</p>
<p>Il fatto che tale atto richiami il progetto del 1968 non trasforma retroattivamente un&#8217;attestazione di salubrità in un&#8217;approvazione costruttiva. Analogamente, la licenza d&#8217;uso prefettizia e il certificato di collaudo non hanno natura di titoli abilitativi edilizi e non possono supplire alla mancanza del titolo.</p>
<h3>Il principio affermato e le sue implicazioni</h3>
<p>Per gli immobili ricadenti sotto la Legge Ponte, la legittimità delle opere dipende dall&#8217;<b>esistenza di un titolo edilizio che le abbia espressamente assentite o dagli altri titoli previsti dall&#8217;art.9-bis del dpr 380/2001</b>.</p>
<p>In assenza di tali titoli, le opere sono abusive e soggette alle misure repressive previste dall&#8217;ordinamento, ivi compresa la demolizione. Atti certificativi successivi &#8211; per quanto emessi da pubbliche autorità, per quanto basati su ispezioni in loco, per quanto mai contestati per decenni &#8211; non possono sanare la mancanza originaria del titolo edilizio né fondare uno stato legittimo dell&#8217;immobile ai sensi dell&#8217;art. 9-bis T.U.E.</p>
<p>L&#8217;onere di dimostrare la legittimità dell&#8217;opera grava sul privato, e tale onere non può ritenersi assolto mediante documentazione che non attesti l&#8217;avvenuto rilascio di un titolo abilitativo edilizio.</p>
<h3>FAQ TECNICHE: Agibilità e stato legittimo di opere post 1967 | Ingenio<br /></h3>
<p><strong>L’abitabilità può dimostrare la regolarità edilizia di un immobile?</strong><br /> No. L’abitabilità (oggi agibilità) è un atto certificativo che riguarda salubrità, sicurezza e igiene. Non ha efficacia urbanistico-edilizia e non può sanare o legittimare opere prive di titolo abilitativo.</p>
<p><strong>Perché il periodo 1967-1968 è decisivo?</strong><br /> Dal 1° settembre 1967, con la Legge Ponte, l’obbligo di titolo edilizio si estende a tutto il territorio comunale. Gli edifici realizzati dopo tale data devono essere supportati da un titolo espresso.</p>
<p><strong>Come si ricostruisce lo stato legittimo ex art. 9-bis T.U.E.?</strong><br /> Per gli immobili soggetti all’obbligo del titolo, lo stato legittimo deriva solo dai titoli edilizi rilasciati o assentiti.<br /> Documenti alternativi sono ammessi solo per edifici realizzati quando il titolo non era richiesto.</p>
<p><strong>Un atto successivo può “coprire” un’opera non assentita?</strong><br /> No. Atti come abitabilità, collaudi o licenze d’uso non hanno funzione sanante. Non possono trasformare ex post un’opera abusiva in legittima.</p>
<p><strong>Su chi grava l’onere della prova della legittimità edilizia?</strong><br /> L’onere probatorio grava sul privato, che deve dimostrare l’esistenza di un titolo edilizio valido; in sua assenza, l’opera resta abusiva e sanzionabile.</p>
<p><b><i>LA SENTENZA E&#8217; SCARICABILE IN ALLEGATO</i></b></p>
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<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.ingenio-web.it/articoli/abusi-edilizi-tra-67-e-68-l-abitabilita-non-sostituisce-il-titolo-edilizio/" target="_blank">ingenio-web.it</a></span></p>
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		<title>Comprare uffici come investimento, i rendimenti a Roma e Milano</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/05/27/comprare-uffici-come-investimento-i-rendimenti-a-roma-e-milano/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 13:14:36 +0000</pubDate>
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<h4>Il mercato italiano degli uffici rallenta nel 2026: Roma supera Milano negli investimenti, aumentano i canoni prime e cambia la domanda</h4>
<p>Il mercato italiano degli uffici apre il 2026 con un rallentamento rispetto ai segnali di crescita registrati nel corso del 2025. A incidere sull’andamento del comparto sono soprattutto la maggiore prudenza di investitori e aziende e la scarsità di immobili di alta qualità nelle aree più richieste delle grandi città.</p>
<p>Secondo l’ultimo report pubblicato da Savills Italia, nel primo trimestre del 2026 gli investimenti nel settore office hanno raggiunto circa 400 milioni di euro.</p>
<p>Roma guadagna terreno negli investimenti immobiliari Uno degli elementi più rilevanti emersi nel primo trimestre riguarda il cambiamento della geografia degli investimenti. Negli ultimi anni Milano aveva rappresentato il principale punto di riferimento per il mercato immobiliare direzionale italiano.</p>
<p>Nel 2026, invece, Roma ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle strategie degli investitori.</p>
<p>Secondo i dati del report, la Capitale ha assorbito il 52% dei volumi investiti nel comparto uffici attraverso cinque operazioni concluse tra il Central Business District, il centro storico e alcune aree periferiche considerate strategiche.</p>
<p>Milano, al contrario, ha visto ridursi la propria quota al 19% del totale degli investimenti. Gli investitori sembrano orientati a distribuire maggiormente il capitale su più città e su opportunità considerate più competitive in termini di rendimento. Anche la composizione degli investitori sta cambiando.</p>
<p>Cresce infatti il peso degli operatori domestici, mentre gli investitori internazionali rappresentano oggi circa il 39% delle operazioni concluse. Aumentano le operazioni che vedono aziende acquistare direttamente gli spazi destinati alle proprie attività invece di proseguire con la locazione.</p>
<p>Quanto rendono gli uffici a Milano e Roma Nonostante il rallentamento del mercato, i rendimenti netti prime restano sostanzialmente stabili. Milano continua a mantenere un rendimento del 4,25%, mentre Roma si attesta al 4,75%.</p>
<p>Secondo gli analisti, la stabilità dei rendimenti riflette una fase di equilibrio temporaneo del comparto, influenzato dall’incertezza economica e geopolitica internazionale. Le tensioni globali e la prudenza degli investitori stanno infatti rallentando i processi decisionali e le strategie di allocazione del capitale.</p>
<p>Gli operatori del settore si aspettano una seconda parte dell’anno più dinamica grazie all’avvio di nuove operazioni e a una graduale crescita della liquidità disponibile sul mercato.</p>
<p>Milano rallenta anche sul fronte delle locazioni Segnali di rallentamento emergono anche dal mercato delle locazioni, soprattutto a Milano. Nel primo trimestre del 2026 l’assorbimento di uffici nel capoluogo lombardo si è fermato a circa 64mila metri quadrati, un dato inferiore alle aspettative del settore.</p>
<p>A incidere è soprattutto la carenza di immobili di grado A, cioè uffici di elevata qualità, moderni e con certificazioni ambientali ESG. Le aziende continuano a ricercare spazi efficienti sotto il profilo energetico e tecnologico, ma l’offerta disponibile nelle zone centrali è ormai molto limitata.</p>
<p>Questa scarsità sta spingendo verso l’alto i canoni prime, che hanno raggiunto il livello record di 800 euro al metro quadrato all’anno. Nonostante l’aumento dei prezzi, la domanda nelle aree centrali continua a rimanere elevata.</p>
<p>Cambiano però le esigenze delle imprese, che oggi privilegiano superfici più contenute ma caratterizzate da standard qualitativi più elevati. Come cambia la domanda delle aziende Uno dei trend più evidenti del primo trimestre riguarda proprio la dimensione degli spazi richiesti dalle aziende.</p>
<p>Secondo il report, il 78% dei contratti conclusi ha riguardato superfici inferiori ai 1.000 metri quadrati, mentre risultano quasi assenti le grandi operazioni superiori ai 5.000 metri quadrati.</p>
<p>Il dato riflette un cambiamento strutturale nel modo in cui le imprese utilizzano gli uffici dopo la diffusione dello smart working e dei modelli di lavoro ibridi. L&#8217;obiettivo delle aziende non è più disporre di grandi superfici, ma puntare su ambienti più efficienti, sostenibili e flessibili.</p>
<p>Gli uffici vengono sempre più considerati strumenti strategici per migliorare il benessere dei dipendenti, attrarre personale qualificato e ridurre i costi energetici. In questo contesto assumono un peso crescente le certificazioni ESG, l’efficienza energetica degli edifici e la qualità complessiva degli spazi.</p>
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<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://quifinanza.it/mercato-immobiliare/mercato-uffici-gennaio-marzo-2026/992666/" target="_blank">quifinanza.it</a></span></p>
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		<title>Navigare tra le nuove normative del settore immobiliare senza rischiare sanzioni</title>
		<link>https://www.tft.net/2026/05/27/navigare-tra-le-nuove-normative-del-settore-immobiliare-senza-rischiare-sanzioni/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 13:13:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il settore immobiliare è oggi caratterizzato da un quadro normativo sempre più articolato, soprattutto per chi gestisce immobili destinati alla locazione, agli affitti brevi o alla ricettività turistica. Obblighi fiscali, comunicazioni telematiche, codici identificativi, requisiti di sicurezza e controlli incrociati rendono necessaria una gestione attenta e aggiornata. Con l’introduzione del Codice Identificativo Nazionale, degli adempimenti [&#8230;]</p>
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<p>Il settore immobiliare è oggi caratterizzato da un quadro normativo sempre più articolato, soprattutto per chi gestisce immobili destinati alla locazione, agli affitti brevi o alla ricettività turistica. Obblighi fiscali, comunicazioni telematiche, codici identificativi, requisiti di sicurezza e controlli incrociati rendono necessaria una gestione attenta e aggiornata.</p>
<p>Con l’introduzione del Codice Identificativo Nazionale, degli adempimenti collegati alla Banca Dati Strutture Ricettive e delle comunicazioni fiscali previste per le locazioni brevi, il rischio di errori formali o omissioni è aumentato. La disciplina fiscale delle locazioni brevi riguarda i contratti di immobili a uso abitativo situati in Italia e di durata non superiore a 30 giorni.</p>
<h3>Il nuovo scenario normativo del settore immobiliare</h3>
<p>Negli ultimi anni, il mercato immobiliare è stato interessato da interventi normativi pensati per rendere più trasparente la gestione degli immobili, contrastare l’evasione fiscale e garantire maggiore sicurezza agli ospiti. Questo vale in particolare per chi opera nel campo degli affitti turistici, delle locazioni brevi e delle strutture ricettive non alberghiere.</p>
<p>Tra gli aspetti più rilevanti rientrano la corretta dichiarazione dei redditi, l’indicazione dei dati catastali, la gestione dei contratti, la comunicazione degli ospiti alle autorità competenti e il rispetto delle regole locali. Ogni proprietario deve quindi considerare la normativa non come un dettaglio secondario, ma come parte essenziale della gestione dell’immobile.</p>
<h3>Codice Identificativo Nazionale e obblighi per gli affitti brevi</h3>
<p>Uno degli elementi centrali della nuova disciplina è il CIN, cioè il Codice Identificativo Nazionale, collegato alla BDSR del Ministero del Turismo. Il codice deve essere utilizzato per identificare gli immobili destinati a locazioni turistiche e brevi, anche negli annunci pubblicati online. L’obbligo riguarda proprietari, gestori, intermediari e portali che promuovono gli immobili.</p>
<p>La mancata indicazione del codice, l’assenza di registrazione o una gestione non conforme possono esporre a sanzioni amministrative. Per questo motivo è fondamentale verificare che l’immobile sia correttamente censito, che i dati siano aggiornati e che ogni annuncio riporti le informazioni richieste dalla normativa.</p>
<h3>Controlli fiscali e comunicazioni all’Agenzia delle Entrate</h3>
<p>La gestione fiscale rappresenta uno degli ambiti più delicati. Per le locazioni brevi, l’Agenzia delle Entrate prevede specifici obblighi di comunicazione dei dati relativi ai contratti, che possono essere trasmessi direttamente o tramite intermediari abilitati.</p>
<p>Per non rischiare multe salatissime sui controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate, molti proprietari delegano l’intera rendicontazione telematica a un’agenzia di gestione per affitti brevi regolarmente iscritta ai registri, come Interhome. Questa scelta consente di ridurre il rischio di errori, soprattutto quando si gestiscono più immobili, prenotazioni frequenti o flussi di incasso provenienti da piattaforme diverse.</p>
<h3>Sicurezza, ospiti e adempimenti amministrativi</h3>
<p>Oltre agli aspetti fiscali, il settore immobiliare richiede attenzione anche sul piano amministrativo e della sicurezza. Chi affitta un immobile per brevi periodi deve rispettare le disposizioni relative alla comunicazione degli ospiti, alla conformità dell’alloggio e agli eventuali requisiti previsti dalla normativa regionale o comunale.</p>
<p>In molti casi, il mancato rispetto di questi obblighi non dipende da una volontà evasiva, ma da una conoscenza incompleta delle procedure. Tuttavia, l’errore burocratico può comunque generare contestazioni, sospensioni dell’attività o multe. Per questo motivo è consigliabile predisporre un sistema ordinato di archiviazione dei documenti, ricevute, contratti, comunicazioni e autorizzazioni.</p>
<h3>Normative locali e differenze tra Comuni e Regioni</h3>
<p>Un ulteriore elemento di complessità riguarda le differenze territoriali. Le regole sugli affitti brevi, sulle strutture ricettive e sulle locazioni turistiche possono variare in base alla Regione o al Comune. Alcune amministrazioni prevedono comunicazioni specifiche, imposte di soggiorno, registrazioni su portali locali o limiti legati alla destinazione d’uso degli immobili.</p>
<p>Per navigare correttamente tra le normative immobiliari, non è quindi sufficiente conoscere le regole nazionali. È necessario controllare anche regolamenti comunali, disposizioni regionali e aggiornamenti periodici, soprattutto nelle città ad alta pressione turistica.</p>
<h3>Come evitare sanzioni nella gestione immobiliare</h3>
<p>Per evitare sanzioni nel settore immobiliare, è importante adottare un approccio preventivo. La prima azione consiste nel verificare la regolarità dell’immobile, la corretta intestazione catastale, la presenza dei codici identificativi richiesti e la coerenza tra annunci online, contratti e dichiarazioni fiscali.</p>
<p>È inoltre utile affidarsi a professionisti qualificati, consulenti fiscali o società specializzate nella gestione immobiliare. Una gestione improvvisata può sembrare più economica nel breve periodo, ma può trasformarsi in un costo elevato in caso di controlli, omissioni o dichiarazioni non corrette.</p>
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<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.lamiafinanza.it/2026/05/navigare-tra-le-nuove-normative-del-settore-immobiliare-senza-rischiare-sanzioni/" target="_blank">lamiafinanza.it</a></span></p>
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		<title>Piano Casa, FIAIP alla Camera: cinque proposte per migliorare il decreto</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 13:10:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali (FIAIP) ha illustrato in audizione presso la Commissione VIII della Camera dei deputati le proprie osservazioni sul decreto-legge 7 maggio 2026 n. 66 (A.C. 2920) recante &#8220;Disposizioni urgenti per il Piano casa&#8221;, volto a rispondere alla crescente difficoltà di accesso all&#8217;abitazione per giovani, famiglie, studenti universitari, lavoratori fuori sede [&#8230;]</p>
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<p>La Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali (FIAIP) ha illustrato in audizione presso la Commissione VIII della Camera dei deputati le proprie osservazioni sul decreto-legge 7 maggio 2026 n. 66 (A.C. 2920) recante &#8220;Disposizioni urgenti per il Piano casa&#8221;, volto a rispondere alla crescente difficoltà di accesso all&#8217;abitazione per giovani, famiglie, studenti universitari, lavoratori fuori sede e nuclei economicamente fragili.</p>
<p>&#8220;Il successo del Piano casa non dipenderà solo dalle risorse stanziate, ma dalla capacità del sistema di individuare correttamente i fabbisogni abitativi. È necessario determinare l&#8217;aderenza dei valori calmierati ai valori di mercato e semplificare i processi di attuazione del decreto&#8221;, ha dichiarato Fabrizio Segalerba, presidente nazionale FIAIP.</p>
<p>La Federazione esprime apprezzamento per l&#8217;impostazione del provvedimento, incentrata sull&#8217;incremento dell&#8217;offerta abitativa accessibile attraverso il recupero e la valorizzazione del patrimonio esistente, la rigenerazione urbana, il contenimento del consumo di suolo e il partenariato pubblico-privato.</p>
<p>FIAIP ha presentato cinque proposte emendative per rafforzare efficacia, sostenibilità e attuazione del decreto, favorendo un raccordo stabile tra politiche pubbliche e dinamiche territoriali del mercato immobiliare.</p>
<p>Tra le proposte, il coinvolgimento strutturale delle associazioni rappresentative degli agenti immobiliari nella Cabina di monitoraggio prevista dal decreto, per migliorare la conoscenza dei fabbisogni abitativi, monitorare l&#8217;andamento dei canoni, determinare valori calmierati e garantire trasparenza nei processi tra pubblico e privato. Il coinvolgimento delle associazioni iscritte al CNEL nella definizione dei valori calmierati è indicato come strumento per assicurare maggiore aderenza alla realtà dei canoni, sostenibilità economica degli interventi ed equilibrio tra finalità sociale e capacità di assorbimento del mercato.</p>
<p>FIAIP propone inoltre l&#8217;estensione del Fondo morosità agli alloggi sociali e convenzionati a canone calmierato. &#8220;Questo punto è rilevante perché il Piano casa potrà funzionare solo se riuscirà ad attrarre investimenti privati e istituzionali nell&#8217;housing accessibile, aumentando la fiducia degli investitori e rendendo più bancabili e sostenibili gli interventi di housing sociale&#8221;, ha osservato Segalerba.</p>
<p>Ai fini del rafforzamento del patrimonio abitativo, la Federazione suggerisce di reinvestire almeno il 70 per cento dei proventi derivanti dalle alienazioni ERP nel recupero, nella manutenzione e nella realizzazione di nuovi alloggi sociali nel medesimo territorio regionale, per evitare una riduzione dello stock abitativo pubblico.</p>
<p>FIAIP chiede infine di semplificare, anche attraverso strumenti digitali, l&#8217;accesso agli archivi edilizi, catastali e ipotecari, con l&#8217;obiettivo di velocizzare le verifiche documentali, le due diligence e i processi di rigenerazione urbana, favorendo certezza giuridica, una più rapida circolazione degli immobili e una più efficace attuazione delle misure previste dal decreto.</p>
</div>
<p><span class="fonte">Fonte: <a href="https://www.monitorimmobiliare.it/monitorimmobiliare/notizia/piano-casa-fiaip-alla-camera-cinque-proposte-per-migliorare-il-decreto_2026-05-191475/" target="_blank">monitorimmobiliare.it</a></span></p>
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